Biblioteca Civica Bertoliana

Novità

L' ammiraglio

L' ammiraglio

Il nuovo romanzo di Giosuè Calaciura ha al centro Cristoforo Colombo, l’Ammiraglio, una figura storica colossale e discussa, un eroe dell’esplorazione e l’iniziatore dell’oppressione coloniale, il portatore della civiltà occidentale nelle Americhe e al tempo stesso colui che avvia un genocidio, sancendo l’imperialismo, il razzismo e la soppressione culturale. Nel romanzo la fedeltà ai fatti e alle cronache colombiane – fondata sul diario di bordo, sugli atti del processo a Colombo dell’inquisitore Bobadilla – è infiltrata da ammiccamenti letterari, evangelici, fantascientifici che distorcono la realtà storica portandola altrove. Vi si racconta l’organizzazione del viaggio, la ferocia della conquista, la superiorità tecnica, la tecnologia come scelta di sopraffazione, lo schiavismo, la violenza come strumento esclusivo e definitivo del rapporto dell’Occidente verso gli «altri», sia indios che europei non maggiorenti. E poi c’è un’altra vicenda, picara, stracciona, ironica e irriverente, come dei sipari tra un capitolo e l’altro della conquista. La traversata epica, temeraria, pazza, sostenuta senza controprova da ipotesi e vaghe congetture, da pratiche magico-religiose, dalla folle immaginazione dell’Ammiraglio come un Don Chisciotte oceanico infarcito di troppe letture. Ma la conquista delle Indie rimane una sorta di «manuale» aggiornatissimo sulla violenza dell’oggi, sulla perdita di ogni sentimento della giustizia (umana e giurisprudenziale) e della pietà; è il prototipo della prepotenza perenne che regola i rapporti tra paesi ricchi e paesi poveri, tra i ricchi e i poveri. L’Ammiraglio è anche un romanzo sulle illusioni, la speranza di un mondo per tutti, migliore, che s’infrange a ogni sbarco.

Solo un giorno

Solo un giorno

In un solo giorno può concentrarsi un'intera vita. E un ragazzo come tanti può ritrovarsi laureato, assassino, marito, padre, vagabondo, impiegato. Felice e infelice come non mai. Nella sua consueta danza tra realtà e favola, Marco Lodoli aggiunge un altro tassello alle sue mille e una notte romane, mescolando magicamente il piombo e l'oro, il peso e il volo. «Tutto è possibile, ora lo sai. Sogni e realtà abitano nella stessa casa». Il giorno tanto atteso è arrivato: Scipione si laurea. I suoi genitori si sono indebitati fino al collo per mantenere quel ragazzo filosofo e sognatore, e presto, forse, saranno ripagati dei loro sacrifici. Hanno invitato parenti e amici per festeggiarlo: Scipione deve solo discutere la tesi e tornare a casa per i brindisi e gli abbracci. Ma ogni giorno può sbandare, e un solo giorno può contenerne infiniti altri. Sotto casa Scipione incontra Cecilia, entrambi sono vestiti eleganti, lui per la laurea, lei per la foto di fine anno a scuola. Scipione la invita a salire sul suo vecchio motorino per andare insieme alla discussione e lei accetta, ma subito le cose prendono una piega inattesa. Mentre attraversano una Roma sfolgorante, l'amore li unisce e li porta lontano, in un luogo dove la fantasia cancella ogni legge e ogni costrizione. Tutto è possibile se si rifiuta il peso della realtà, anche rinnegare anni di studio, anche uccidere, e fuggire, amare, dimenticare, e avere una bambina sapiente e un'altra vita. Perché l'esistenza non è una sequela di doveri, è un viaggio imprevedibile, è solo un giorno che passa in fretta e ci trasporta dove tutti siamo attesi, in un mondo invisibile e felice.

La ragazzina

La ragazzina

Lei è Giovanna d'Arco. Vergine, puttana, santa, pazza: ne hanno dette tante su di lei, e ancora se ne dicono. “Ma il fatto è che a lei non interessava.” Perché ha una missione chiara davanti a sé, e quando gli uomini capiscono che fa sul serio, allora tentano di ridurla: in ceppi, a più miti consigli, farla piccola come loro. Invece il mondo è grandissimo, e lei lo sa. È indomita, è incontrollabile, è praticamente irriducibile. Vestita in abiti maschili – crimine che nel 1400 vale la scomunica –, galoppa per riconquistare i territori che nel corso dell'estenuante guerra dei cent'anni gli inglesi hanno sottratto alla Francia, galoppa per rimettere il Delfino sul trono. Galoppa in testa a un esercito che crede in lei, perché lei va alla guerra in modo diverso, con clemenza verso i popoli, lasciando la battaglia ai soldati, pregando e cercando giustizia. Perché prima di reggere la spada e lo stendardo, lei giocava con i fratelli, ascoltava storie, faceva sogni bellissimi e parlava con sua mamma. Perché prima di tutto lei è una ragazzina. “La ragazzina” è quasi la traduzione italiana di “la pucelle”, la pulzella d'Orléans. Come la guerra dei cent'anni è quasi come ogni guerra, come l'assedio d'Orléans è quasi come un assedio di oggi. Come il coraggio e la determinazione di Giovanna sono quelli di ogni ragazzina che si mette di traverso per cambiare l'ordine dei potenti e delle cose: e questo senza quasi. Valeria Parrella prende una delle figure storiche più incredibili, fiabesche e allo stesso tempo più attuali di sempre e ne fa la protagonista di un grande romanzo civile. In ogni luogo del mondo una ragazzina si mette di traverso.

Creature luminose

Creature luminose

Tova Sullivan lavora per l'Acquario di Sowell Bay, una tranquilla cittadina nei pressi di Seattle: pulire i pavimenti durante le ore serali in compagnia delle creature che si muovono silenziose nelle vasche la aiuta a combattere la solitudine dopo la scomparsa di suo figlio Erik, quando era solo un ragazzo. La principale attrazione dell'acquario è Marcellus, un polpo gigante del Pacifico, che dalla sua vasca sembra osservare attento ogni mossa di Tova. Una sera, mentre sta passando lo straccio nell'ufficio del personale, Tova scorge Marcellus impigliato nei fili della corrente e delicatamente cerca di liberarlo. Mentre si domanda come abbia fatto a uscire dalla teca, il polpo stende un tentacolo verso di lei, come per abbracciarla. In quella creatura dotata di tre cuori e di un'eccezionale intelligenza, la donna trova inaspettatamente qualcuno che le assomiglia e la comprende: i due stringono una bizzarra amicizia fatta di complicità e gesti silenziosi. Le cose cambiano quando Tova per un infortunio viene sostituita da Cameron, un giovane appena giunto in città alla ricerca del padre biologico. Marcellus non tarda a capire che i due sono legati da qualcosa, e il suo straordinario intuito lo spinge a intervenire. Un esordio folgorante e commovente, che insegna come a volte guardare al passato possa aiutarci a costruire un futuro diverso. Un'amicizia capace di spezzare la più dura delle solitudini. La corrispondenza misteriosa di due anime speciali, creature imperfette e per questo incredibilmente luminose.

Il tempo del la la la

Il tempo del la la la

Con questo suo primo romanzo, Luciana Littizzetto ci racconta un tempo, nella vita di ogni donna, friabile e vivo, e lo attraversa con leggerezza e ironia: una storia luminosa in cui è facile riconoscersi, capace di farci sorridere e, insieme, di muovere con intelligenza e grazia le nostre emozioni. Tre donne, un baretto di fiducia e una chat che non conosce tregua. Ogni settimana, tra caffè con acqua calda a parte e confidenze, Lola, Maura e Ida tornano lì, come se fosse il modo più semplice di non perdersi. Lola sta per compiere sessant'anni e si sente sbiadire, incastrata tra un passato che non ha ancora smesso di fare male e un presente che sembra aver perso colore. Maura fa i conti con un matrimonio che si trascina per abitudine più che per slancio e con quei sogni che, negli anni, ha dovuto mettere da parte. Ida, invece, con il suo mix di ottimismo e spregiudicatezza, non chiede il permesso a nessuno: vive, sbaglia, ricomincia. Ad accomunarle, un'inquietudine sottile: la sensazione che i giochi non siano ancora fatti, che sogni e desideri possano ancora trovare spazio. Ma come? Forse, a volte, basta soltanto avere fiducia e imparare a lasciarsi trovare dalle cose belle. E così, dentro quel tempo sospeso, qualcosa comincia a muoversi nei modi più imprevedibili: un incontro inatteso, una possibilità che si affaccia insperata, il passato che torna a bussare aprendo a un futuro ancora tutto da immaginare. Sullo sfondo di una Torino vibrante che si fa complice silenziosa, Lola, Maura e Ida si trovano così davanti a ciò che sono state e a quello che potrebbero ancora essere, in equilibrio tra rimpianti e slanci, paure e improvvise aperture, mentre riaffiora, forte, la sensazione di essere vive. Con questo suo primo romanzo, Luciana Littizzetto ci racconta un tempo, nella vita di ogni donna, friabile e vivo, e lo attraversa con leggerezza e ironia: una storia luminosa in cui è facile riconoscersi, capace di farci sorridere e, insieme, di muovere con intelligenza e grazia le nostre emozioni.

Gli sfaccendati

Gli sfaccendati

Sulla sponda asiatica del Bosforo, come un monumento alla gloria passata, si erge la villa di Erenköy. Quando Sükrü Pascià, speziale di Abdülhamid II, la fece costruire, la volle con splendidi interni e lussuosi arredi perché fosse degna di accogliere il sovrano. Ora, è un palazzo cadente, con le grondaie penzolanti, gli intonaci screpolati, gli arredi decrepiti. Vista da fuori, è difficile credere che sia ancora abitata. Eppure, tra le sue pareti scrostate è accampata una bizzarra compagnia di sfaccendati, guidata dalla matriarca Leman Hanim, figlia di Sükrü Pascià e custode dell’antico splendore. Muammer, nipote di Leman Hanim, e sua moglie Ayla dormono in una grande camera al secondo piano. Avvocato che si guarda bene dall’esercitare la sua professione, Muammer non ha un centesimo di entrate. Anche Dündar Bey, vecchio rivoluzionario caduto in miseria, e Sükrü, poeta e narratore che odia sentire parlare di soldi, alloggiano al secondo piano. Al primo piano vi sono le camere di Galip Bey e Mürside, rispettivamente genero senza arte né parte e figlia beona di Leman Hanim. La matriarca soggiorna anche lei al primo piano, dove divide il talamo con Davut Bey, il marito che ha dato fondo ai propri averi senza che nessuno se ne accorgesse. Incompatibili per indole e carattere, gli sfaccendati vivono sotto l’ala protettrice e grazie alle ormai esigue fortune di Leman Hanim. Il cambiamento epocale che ha condotto alla nascita della Repubblica ha eroso, infatti, non soltanto gli stucchi e gli arredi del Palazzo Erenköy, ma anche il patrimonio della figlia di Sükrü Pascià. Ma in quel luogo, in cui il caos del presente risuona come un’eco lontana, gli sfaccendati non se ne curano. Degna di figurare tra le più divertenti e spietate storie di famiglia, l’opera di Melih Cevdet Anday è un romanzo in cui onore e decadenza, virtù e disincanto si alternano mirabilmente. La storia spietata e ironica di una matriarca e di una vasta corte di parenti e amici sfaccendati, in un classico della narrativa moderna turca tradotto per la prima volta in italiano.

Il cuore non va a dormire

Il cuore non va a dormire

C’è un’età in cui ogni cosa brucia, soprattutto l’amore. E ce n’è un’altra in cui persino l’amore sembra uno sbaglio. Ma per quanto tu possa provare a nasconderti o a scappare da te, il tuo cuore non si lascerà ingannare. Il cuore a volte tace, ma non va mai a dormire. Sasha ha sedici anni, un’anima inquieta e un segreto. Quando arriva il supplente di diritto – quello strano, che parla solo d’arte – per la prima volta si sente vista davvero. Con lui costruisce un linguaggio intimo, che le consente di dire ciò che non riusciva a dire. Finiscono per innamorarsi. Ma il professore sa che non possono concedersi questo sentimento. Lei invece non capisce. Alessandra ha più di quarant’anni e un’esistenza che sembra senza scossoni: un marito, una figlia, il parquet nuovo, un bel lavoro. Un giorno è chiamata a fare una perizia sul murale di un famosissimo artista la cui identità però è ignota e che da tempo era sparito. Di fronte al murale, qualcosa in lei si spezza. Una voce che credeva di aver sepolto è tornata, e lei non può più ignorarla. Sasha e Alessandra ancora non lo sanno, ma presto si incontreranno là dove per entrambe si apre una crepa. Nel suo romanzo più toccante, Enrico Galiano ci ricorda che l’amore non chiede mai il permesso. Che ci spaventa proprio perché ci rivela. Che più è forte e meno riusciamo a guardarlo negli occhi. «Perché il corpo lo sa sempre. Lo sa quando incroci quello sguardo e ti senti vista per la prima volta. Lo sa quando appoggi le dita su una tela ruvida e ti senti toccata. Lo sa quando dentro di te qualcosa si è rotto, o si è appena aggiustato. Lo sai. Lo sai sempre. Lo sai quando lo guardi e non lo ami più. Lo sai quando dietro un sorriso c’è un addio, e quando dietro un addio c’è un: resta, resta, ti prego. Lo sai che rumore fa la vita, quando accade».

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