Biblioteca Civica Bertoliana

Novità

Quando tornano le rondini

Quando tornano le rondini

Alle nove di sera del 6 maggio 1976, a Gemona, la terra comincia a tremare. Mila è a pochi chilometri di distanza, ancora non sa che la sua cittadina è l'epicentro di un sisma di magnitudo 6,5 che in pochi secondi sconvolge il Friuli Venezia Giulia, distruggendo 17.000 edifici, devastando 900 chilometri quadrati di territorio e portandosi via 990 vite. Mila e la sua famiglia si salvano, ma la casa scompare in un attimo e, con essa, anche i nidi delle rondini, che a lungo non faranno ritorno. Per anni Mila vive in una baracca costruita per gli sfollati. Abita lì quando incontra Augusto, giovane volontario del servizio civile venuto per aiutare nella ricostruzione, e se ne innamora. E abita ancora lì quando nasce Giada. "Figlia del terremoto", Giada Messetti non ha mai avuto il coraggio di riaprire quel cassetto della memoria. Fino a ora. A cinquant'anni dal sisma che ha ferito a morte il Friuli, decide di tornare alle origini e intrecciare i suoi ricordi con quelli di chi il terremoto lo ha vissuto in prima persona. Ne nasce il racconto di una devastazione, ma anche di una rinascita possibile. Perché al terremoto è seguito il «momento della scelta», la scelta di rialzarsi e di guardare avanti, ma soprattutto la scelta di farlo insieme, in un patto solidale che ha coinvolto istituzioni e cittadini. Se quello che è passato alla storia come "modello Friuli" ha funzionato, è stato perché tutti hanno risposto alla chiamata, dando vita a una mobilitazione potente e orchestrata con intelligenza, il primo e purtroppo unico esempio italiano di ricostruzione riuscita. I testimoni di quella tragedia non smettono di ripetere che c'è una vita prima del terremoto e una vita dopo. Di ciò che è successo durante, anche i ricordi sembrano macerie scomposte: il boato, il buio, lo smarrimento, la paura, la polvere ovunque. Restano però alcuni oggetti, che a dispetto del tempo e della confusione continuano a rappresentare un momento, un'emozione, una persona cara che non c'è più. Giada Messetti li raccoglie per noi, per raccontarci una terra ferita, ma coraggiosa e caparbia, che ha saputo ripartire da zero. E ha visto, finalmente, le rondini tornare.

Il terzo regno

Il terzo regno

Come all'inizio di "La stella del mattino", primo episodio della nuova, epica saga dell'autore di "La mia battaglia", un astro luminoso compare nel cielo sopra la Norvegia a illuminare le vite irrequiete di coloro che si trovano qui, sulla Terra. Ritroviamo Tove, moglie del professor Arne, artista consumata da un'intensa creatività che precipita nella psicosi. Jarle, un neuroscienziato, si chiede se la musica possa aprire a una nuova forma di rivelazione sui misteri della mente umana. Line, giovane ragazza puritana, si innamora di un musicista di nome Valdemar e viene attirata, come in un sogno, da un concerto black metal in una foresta remota. Geir, un poliziotto, sta indagando su un omicidio rituale, ma si imbatte in qualcosa di ancora più orribile dei cadaveri tra gli alberi: con l'impresario di pompe funebri Syvert è il primo a capire che l'umanità è condannata perché ha smesso di morire. I segnali di pericolo proliferano: che Valdemar stia preparando l'avvento di un “terzo regno”? Che cosa infesta il mondo, e perché? Attraverso le voci dei nove narratori di questo romanzo stupefacente e oscuro, Knausgård restituisce al lettore un'epopea mozzafiato, dove le vite ordinarie di tutti noi sono sull'orlo di un cambiamento irrevocabile. Dopo "La stella del mattino" e "I lupi nel bosco dell'eterno", il terzo episodio della nuova serie dell'autore di "La mia battaglia".

Joanna degli incanti

Joanna degli incanti

Palermo, 1640. Una monaca carmelitana è rinchiusa nelle prigioni della Santa Inquisizione in attesa di conoscere il motivo del suo arresto. Per rassicurare un misterioso compagno di cella, inizia a raccontare, perché «una buona storia svia la solitudine e inganna la morte». Joanna De Austa, questo il suo nome, ha avuto un'infanzia segnata dalla perdita di un padre avventuriero e dalla presenza di una madre afflitta dalla vedovanza e priva di slanci. Ma lo zio vescovo è stato per lei un mentore straordinario: di mente aperta e anticonformista, conoscitore dei libri proibiti, le ha trasmesso l'amore per la poesia, le arti e le lingue straniere. E ha protetto la sua amicizia con Nucidda, la figlia della governante, una bambina cieca da cui Joanna ha imparato un nuovo modo di vedere, che non ha bisogno dello sguardo. Questa profonda sapienza la guiderà in un'impresa capace di riscattarla da una vita difficile e dalla gabbia di un matrimonio imposto. Con un'intuizione del tutto innovativa per il suo tempo, Joanna fa della cartiera di famiglia una piccola casa editrice, dimostrando di saper unire la passione per i libri al talento imprenditoriale. Il primo volume dato alle stampe sarà il Don Chisciotte. «Diventammo famosi» dirà «per aver fatto due cose impossibili. Far scrivere i ciechi. Pubblicare la storia di un pazzo.» Ancora una volta, Simona Lo Iacono trasforma in romanzo una storia vera di lutti e rinascite, rovesci economici e incontri cruciali, tenebre e luce: quella luce che brilla nel cammino delle donne verso la libertà.

Hotel Chopin

Hotel Chopin

Questa è la tragicomica storia di un bizzarro furbetto che a Venezia si mise a trafficare colori sottobanco, dopo che la Comunità europea, un decennio fa, ne proibì alcuni perché tossici. Li producevano in Ucraina. L’invasione del paese da parte dei russi rese impossibile la continuazione del lavoro. Ma, dopo un anno di silenzio, i barattoli dei colori senza etichette ricominciarono ad arrivare, da Varsavia. E fu là che dovette recarsi in macchina per tentare, con pochissimi indizi, di trovare chi avesse misteriosamente ripreso a produrli. Ma per strada salì a bordo uno strano autostoppista: un grosso gatto, di nome Serapione, dotato di voce umana e natura demoniaca, intelligente e sbruffone, incredibilmente imparentato con tutti i gatti della letteratura. In un continuo alternarsi di risse verbali e trabocchetti, stabiliranno la loro base d’azione nell’Hotel Chopin di Varsavia, per cercare i colori ma accostandosi sempre più al buio. Le notizie dall’Ucraina e il ricordo dei drammi del Novecento scorrono nelle lunghe serate passate in quell’albergo, mentre fuori la neve copre i vivi e i morti. Sono gli ospiti a raccontare, ma sono le presenze letterarie che rendono il libro singolare: Bulgakov, Kundera, Dostoevskij, Andruchovic?, Blok, Brodsky, sono lì, veri e propri personaggi che conversano, commentano, litigano. Passato e presente, morte e vita, sogni e amare delusioni si sovrappongono e confondono come i tanti artisti e scrittori che Cataluccio, straordinario cultore di letterature slave, ha conosciuto nella sua vita o nelle pagine dei libri, permettendoci di attraversare confini, epoche e vicende storiche sullo sfondo di una catastrofica guerra tra mondi, vicini e ormai lontanissimi, che coinvolge ormai persino la lingua e la letteratura.

Il tempo del la la la

Il tempo del la la la

Con questo suo primo romanzo, Luciana Littizzetto ci racconta un tempo, nella vita di ogni donna, friabile e vivo, e lo attraversa con leggerezza e ironia: una storia luminosa in cui è facile riconoscersi, capace di farci sorridere e, insieme, di muovere con intelligenza e grazia le nostre emozioni. Tre donne, un baretto di fiducia e una chat che non conosce tregua. Ogni settimana, tra caffè con acqua calda a parte e confidenze, Lola, Maura e Ida tornano lì, come se fosse il modo più semplice di non perdersi. Lola sta per compiere sessant'anni e si sente sbiadire, incastrata tra un passato che non ha ancora smesso di fare male e un presente che sembra aver perso colore. Maura fa i conti con un matrimonio che si trascina per abitudine più che per slancio e con quei sogni che, negli anni, ha dovuto mettere da parte. Ida, invece, con il suo mix di ottimismo e spregiudicatezza, non chiede il permesso a nessuno: vive, sbaglia, ricomincia. Ad accomunarle, un'inquietudine sottile: la sensazione che i giochi non siano ancora fatti, che sogni e desideri possano ancora trovare spazio. Ma come? Forse, a volte, basta soltanto avere fiducia e imparare a lasciarsi trovare dalle cose belle. E così, dentro quel tempo sospeso, qualcosa comincia a muoversi nei modi più imprevedibili: un incontro inatteso, una possibilità che si affaccia insperata, il passato che torna a bussare aprendo a un futuro ancora tutto da immaginare. Sullo sfondo di una Torino vibrante che si fa complice silenziosa, Lola, Maura e Ida si trovano così davanti a ciò che sono state e a quello che potrebbero ancora essere, in equilibrio tra rimpianti e slanci, paure e improvvise aperture, mentre riaffiora, forte, la sensazione di essere vive. Con questo suo primo romanzo, Luciana Littizzetto ci racconta un tempo, nella vita di ogni donna, friabile e vivo, e lo attraversa con leggerezza e ironia: una storia luminosa in cui è facile riconoscersi, capace di farci sorridere e, insieme, di muovere con intelligenza e grazia le nostre emozioni.

La notte nel cuore

La notte nel cuore

Nathacha, Emma e Chahinez hanno attraversato la notte più nera, quella in cui l'amore diventa controllo, possesso, annientamento. Tutte e tre hanno provato a fuggire dai loro compagni violenti, per salvarsi. Solo una può raccontarlo. "La notte nel cuore" ci parla con una voce piena di forza, urgenza e poesia. Una voce che è necessario ascoltare. «Nathacha Appanah ha trovato le parole per dire l'impronunciabile, mostrando così la forza della letteratura» («Elle») Nel maggio 2021 Nathacha Appanah apprende dell'omicidio della giovane Chahinez Daoud, avvenuto a Mérignac, nei pressi di Bordeaux. L'ex marito l'ha spiata, inseguita, braccata, le ha sparato alle gambe e l'ha bruciata viva in strada, a pochi metri da casa sua. La morte di Chahinez risveglia in Appanah un dolore che viene da lontano: la perdita della cugina Emma, brutalmente assassinata dal marito a Mauritius nel 2000. E riapre una ferita personale, profonda. È una storia che l'autrice non ha mai raccontato, a cui ha evitato di pensare a lungo. Una storia che adesso bisogna scrivere. Perché per poter restituire la voce a Emma e Chahinez, condannate per sempre al silenzio, Appanah deve partire da sé stessa, da quella ragazza che dai diciassette ai venticinque anni ha avuto una relazione con un uomo geloso, possessivo, violento, che l'ha abbindolata, isolata da tutti, piegata, asservita. E quasi uccisa. Appanah si affida a queste pagine ripercorrendo la propria esperienza, mentre ricostruisce le esistenze di Emma, moglie e madre imprigionata in un matrimonio senza via d'uscita, e di Chahinez, che aveva avuto la forza di divorziare, di ricominciare, di lasciare l'Algeria sperando in un futuro migliore per sé e i figli in Francia. A queste donne, oppresse dal controllo di uomini incapaci di rispettare le loro scelte e la loro indipendenza, Appanah dedica la sua lotta contro l'oblio che troppo spesso circonda i femminicidi. Capitolo dopo capitolo, esamina le narrazioni della stampa, della giustizia, dei colpevoli, riferisce i ricordi di famigliari e amici, analizza le dinamiche della violenza cercando di portare alla luce il meccanismo fatale in cui sono rimaste intrappolate Emma e Chahinez. Con parole limpide, precise, di una bellezza struggente, Nathacha Appanah intreccia la sua verità a quella di Emma e Chahinez, attraversando la notte che nei loro cuori ha preso il posto dell'amore.

Il talento di Margherita

Il talento di Margherita

Margherita Fiori ha sessant’anni e agli altri è sempre sembrata una donna senza qualità. Impiegata al tribunale, immersa nei suoi appunti costellati di piccoli schemi, per anni ha continuato a essere dipinta come la definivano a scuola: stramba, distratta, poco portata. Solo più tardi ha dato un nome a quelle etichette: dislessia. Un ostacolo, ma anche un modo diverso di leggere il mondo. Margherita non segue le righe, le attraversa, e facendolo vede crepe dove chiunque vedrebbe muri, sente le stonature nelle versioni troppo perfette. Poi c’è il desiderio di una nuova vita, che ritorna quando meno te lo aspetti. Tra una chat e un appuntamento al buio, Margherita riscopre il corpo, il gioco, la libertà di scegliere. Ogni incontro è un piccolo azzardo, ogni carezza una dichiarazione. Non è mai troppo tardi per sentirsi viva. Ma è in questo tempo nuovo che riaffiora il passato, nella figura del magistrato Pietro Pecorari. Grande amore della giovinezza, con lui Margherita ha condiviso il letto e molti casi, aiutandolo a risolverne la maggior parte grazie al suo insospettabile talento. Poi la storia finisce, ma, dopo venticinque anni, Pecorari le chiede una mano per venire a capo della misteriosa morte di un professore universitario. Sembrerebbe trattarsi di un suicidio, eppure troppe cose non tornano. A partire dalle equivoche frequentazioni del professore. Il talento di Margherita è un romanzo arguto e irriverente in cui la trama gialla diventa un manifesto gioioso sulla seconda età, sul diritto al piacere e sulla forza di uno sguardo fuori dalla norma. Viola Veloce mette in scena una protagonista antitradizionale, una donna che vede ciò che sfugge agli altri, e che proprio per questo riesce a scovare, tra le crepe delle storie e delle persone, la verità più scomoda e al tempo stesso più sincera.

Tracce fasciste

Tracce fasciste

Caserme dismesse, Case del Fascio riconvertite, statue rimosse o restaurate, affreschi coperti e poi riscoperti: l'Italia contemporanea convive ogni giorno, spesso senza accorgersene, con l'eredità materiale lasciata dal fascismo. Questo libro ricostruisce i modi in cui il nostro Paese ha affrontato - tra rimozione, oblio e valorizzazione - i segni ingombranti del Ventennio. Dal 1943 in avanti la rottura con il passato ha convissuto con la continuità, il vastissimo e ubiquo lascito fascista è stato ora percepito come una vergogna da nascondere, ora come testimonianza storica o persino come patrimonio culturale da esibire. Così, si sono alternate ondate di iconoclastia, tentativi di cancellazione simbolica, ma anche scelte di conservazione o recupero. All'inizio le reazioni furono guidate dall'urgenza di marcare la distanza dal regime, ma negli anni del boom economico questa esigenza ha convissuto con l'eredità fascista, non ponendo particolare attenzione al suo significato simbolico. Negli ultimi decenni il dibattito si è riacceso: dalla riscoperta, a partire dagli anni Ottanta, di un patrimonio artistico e architettonico che è stato restaurato e messo in mostra, fino ai dibattiti sulla 'eredità difficile' dei totalitarismi e alle polemiche sulla presunta cancel culture. Così, monumenti, edifici, opere d'arte, e persino nomi delle strade, sono diventati terreno di battaglia per la memoria collettiva, rivelando le difficoltà dell'Italia repubblicana a fare i conti con la propria storia.

Il finale si scrive da sé

Il finale si scrive da sé

Le vite di sei scrittori e scrittrici emergenti stanno per cambiare per sempre: un invito misterioso ed esclusivo li conduce a Skelbrae, l'isola privata al largo della Scozia dove il leggendario Arthur Fletch si è ritirato per lavorare al suo ultimo, attesissimo romanzo. Al loro arrivo, però, scoprono che Fletch è morto e che il libro è rimasto incompiuto. Decisi a pubblicarlo comunque, l'agente e l'editore dello scrittore lanciano agli invitati una sfida impossibile da rifiutare: ciascuno avrà settantadue ore per inventare un finale degno di Fletch, vincendo così una ricompensa milionaria e un contratto da tre libri con la Merriweather Press. Un'occasione che capita una sola volta nella vita. Il riscatto che ciascuno di loro cerca dopo anni di sforzi, delusioni e rifiuti. Isolati dal mondo, armati solo di una macchina da scrivere e di una pila di fogli colorati, i sei si ritrovano intrappolati in un vortice di ambizione, vanità e segreti. Ma i segreti, si sa, non restano mai tali a lungo, e perdere il controllo della propria storia può avere conseguenze molto pericolose. Il finale si scrive da sé è un giallo brillante e pungente, che si diverte a giocare con i cliché dei generi letterari e i retroscena dell'industria editoriale. E, mentre i protagonisti rincorrono la fama tanto agognata, una cosa diventa sempre più chiara: se iniziare un romanzo è difficile, arrivare vivi all'ultima riga, su quest'isola, potrebbe essere la vera sfida.

Newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti!