Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza

Città di Vicenza

 

Donazioni

"Una città sugli scaffali" di Giorgio Lotto

Libro donazioni

Dovette apparire non poco imbarazzato l'abate Andrea Capparozzo l'8 marzo 1872 quando iniziò a leggere il suo intervento all'Accademia Olimpica: almeno così sembra desumersi dalle prime battute di quella relazione intitolata Sui doni pervenuti alla Biblioteca Bertoliana dal primo gennaio 1858 a tutto l'anno 1871( 1 ).
Il suo intento, in quell'occasione, in qualità di responsabile della Civica Biblioteca, era quello di far conoscere all'intera Città, tramite la qualificata platea accademica di cui era parte, "quel sentimento di grato animo, ch'è dovuto a tutti coloro, che si dimostrarono cotanto larghi e liberali inverso alla nostra biblioteca"( 2 ).
Per fare questo purtroppo egli dovette riversare sugli astanti "non una dotta discussione, né un discorso che ... commuova o sorprenda, ma in quella vece una filatessa di opere, di nomi di donatori e di autori, e di ringraziamenti"( 3 ).
Da qui il suo presunto imbarazzo che dovette comunque risolversi rapidamente, sempre nella nostra ipotesi, vista la verve che caratterizza le 27 pagine del suo testo. Quello di assicurare un giusto risalto ai benefattori della Bertoliana, anche per risvegliare "negli animi di molti la emulazione",( 4 ) è stato fin dall'inizio una delle preoccupazioni del Comune di Vicenza.
Nel quinto capitolo del primo regolamento della Bertoliana, approvato il 20 settembre 1711 dal maggior Consiglio, si legge infatti: "Dovendo sperare che nel corso de' tempi in augumento della libraria le siano donati, o lasciati libri, si dovranno per debito di gratitudine far nella stessa memoria dei donanti, che servirà anco d'eccitamento a successori d'esercitare verso la medesima atti di generosa liberalità"( 5 ).

Questa prassi, a quasi tre secoli di distanza, rimane tutt'oggi in Bertoliana anche se contemporaneamente altre iniziative sono state prese per dar lustro ai moltissimi che ne hanno voluto con doni incrementare le raccolte.
Domenico Bortolan e Sebastiano Rumor in La Biblioteca Bertoliana di Vicenza, volume pubblicato nel 1892, trascrivono una epigrafe collocata sopra una delle porte della vecchia sede dell'istituzione in Contra' del Monte sulla quale, dopo l'espressione "Bibliothecam post Bertolium auctorem libris et donis auxere" ( 6 ), seguiva un elenco di ben 25 nomi. Lo stesso testo riproposto, su altra lapide collocata nella sede di Contra' Riale, a quei 25 nomi ne fa seguire altri 37. Tali lapidi hanno oltretutto ricordato, e ricordano tuttora a quanti entrano in Bertoliana, che l'esistenza stessa della Biblioteca è ricollegabile ad una donazione, quella che Giovanni Maria Bertolo fece alla Città tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo.
Con una più ampia prospettiva storica oggi possiamo aggiungere che ciò avvenne non diversamente da quanto si poté registrare nella gran parte delle maggiori città della Penisola a partire dal 1609, anno di nascita dell'Ambrosiana di Milano considerata la prima biblioteca aperta al pubblico in Italia.
Il citato volume di Bortolan e Rumor, a sua volta, dedica un capitolo agli "Acquisti, doni, legati" nel quale si evidenziano le maggiori elargizioni ricevute fino allora dalla biblioteca. Molti più di quelli di cui abbiamo segnalazione debbono esser stati, in realtà, coloro che hanno donato alla Bertoliana nel tempo, sicuramente migliaia di persone comprendendo nel novero coloro che, meritoriamente, hanno sentito il dovere di consegnare alla biblioteca cittadina copia dei loro scritti o le poche cose di interesse documentale di cui erano in possesso. Tutti insieme costoro hanno permesso alla città di Vicenza di costituire una delle maggiori raccolte bibliografiche di pregio italiane.
Si tratta di donazioni spontanee o in qualche caso favorite dalla stessa Bertoliana se è vero ciò che scrive il Capparozzo: "E posso asserire con qualche senso di compiacimento che di que' molti che per caso qua sono capitati, rari se la sono cavata da sguisciar fuori netti dalle insidie senza aver pagato il loro tributo"( 7 ).

Un'idea di quanto possa essere lungo questo elenco di donatori che nessuno riuscirà, in realtà, mai a compilare, oltre che dalla generosità della Città, registrabile tuttora quotidianamente, la si può ricavare da bollettini ( 8 ) pubblicati, con periodicità diversa in riferimento agli anni che vanno dal 1879 al 1906, dal Comune di Vicenza nell'intento di far conoscere ai cittadini le opere acquistate e quelle donate.
Dal 1906 nessun elenco ufficiale di donazioni ci risulta sia stato più realizzato e tanto meno diffuso.
In considerazione di ciò, questa pubblicazione ritiene di dover coprire una lacuna e nel farlo, più ancora che a quei bollettini che nella loro asetticità non evidenziano il valore delle elargizioni, più ancora che al testo di Bortolan e Rumor che si propone con intenti storico-bibliografici e non di ringraziamento, vorremmo raccordarci a quell'intervento dell'abate Andrea Capparozzo, sia per le modalità con cui presenta le singole donazioni sia per la passionalità che ci sembra derivare da quel sincero senso di gratitudine che sentiamo anche nostro.

Ricostruire quasi 130 anni di vita di una istituzione culturale qual è la Bertoliana non è risultata cosa agevole e sicuramente non è pensabile che il quadro che ne è uscito possa dirsi completo.
Gran parte dei dati qui presentati sono stati infatti ricavati con fatica da protocolli, archivi, analisi attente delle raccolte, in contesti spesso lacunosi. Era impensabile, peraltro, che così non fosse considerato che le vicende spesso violente che hanno caratterizzato anche la storia vicentina nel periodo preso in considerazione non potevano non aver interessato anche la Bertoliana. Valgano per tutti gli effetti del secondo conflitto mondiale che, tra il 1940 ed il 1945, obbligarono i responsabili della Biblioteca a spostare le collezioni, in particolare quelle di pregio, ripetutamente e di nascosto, nonché con mezzi di fortuna, tra Montruglio, Praglia, Monte Berico, Chiampo, Lonedo, Marola, Venezia ( 9 ).

La volontà di riconoscenza a tutti quanti hanno contribuito alla crescita della Bertoliana e ad aumentare nel tempo, quindi, la sua capacità di servizio sia testimoniata dal fervore profuso in quell'occasione per salvare, tra le raccolte, anche le donazioni. Ad esso si aggiungano il sia pur meno drammatico impegno di oggi nel ricostruire i collegamenti tra parti apparentemente scollegate delle collezioni, nel tentativo di riferirle il più correttamente possibile ad uno piuttosto che ad un altro donatore, nonché lo zelo espresso nel tentativo (non sempre, purtroppo, giunto a buon fine) di rintracciare, anche con ricerche incrociate, i nomi dei tanti offerenti.

All'esplicito intento celebrativo del volume aggiungiamo in questa sede gli esiti della riflessione critica che ha accompagnato il lavoro, cercando di leggere le donazioni come elemento della più generale politica di sviluppo delle collezioni della Bertoliana nel corso di più di un secolo.
Va prima di tutto evidenziato, in questa prospettiva, il fatto che fino al secondo dopoguerra i doni sono stati di gran lunga la maggior fonte di accrescimento delle raccolte come sembra essere successo, più in generale, nella gran parte delle biblioteche pubbliche italiane. Dal citato testo di Bortolan e Rumor pare desumersi che, se dal 1716 dalla cassa delle regalie del Monte di Pietà si cercò di prelevare 50 ducati per nuovi acquisti librari, solo nel 1817, vale a dire ben 109 anni dopo la sua apertura, la Biblioteca poté contare su una dotazione annua fissa in denaro per l'acquisto di libri. Sotto la pressione dei presidenti nonché dei bibliotecari succedutisi nel tempo, somme in denaro avevano cominciato a giungere alla biblioteca meno occasionalmente a partire dal 1785.
Tra il 1809 ed il 1815 i registri indicano annualmente spese per circa 300 - 400 lire. La cifra concessa nel 1817 fu di lire 1.000 che si trasformarono in 1.400 nel 1824 e in 1.500 nel 1868 ( 10 ).
Con questa cifra, che permetteva mediamente l'acquisizione di meno di 100 libri l'anno, inizia il periodo qui preso in esame.
E' interessante notare, per gli sviluppi che ciò avrà in seguito per la Bertoliana, che dal 1884 nel sostegno finanziario alla biblioteca, il Comune trova la collaborazione della Provincia richiesta sin dal 1869 di mettere a disposizione "un assegno annuo, col quale acquistare buoni libri che possano interessare la Provincia intera"( 11 ). Tale assegno fu per un decennio di 500 lire. Malgrado ciò, va rilevato che gli acquisti si consolidarono al di sopra delle 100 unità librarie annue, con qualche eccezione, solo a partire dal 1896.

Per dimensionare il rapporto acquisti-doni, a mo' di esempio, diremo che in quello stesso 1896 i volumi offerti da privati furono 665. Al fine di permettere un più ampio panorama sugli incrementi librari in Bertoliana, tramite alcuni registri conservati nell'archivio della Biblioteca, si è riusciti a mettere a punto i dati relativi a due periodi.
Il primo, più ampio, va dal 1879 al 1906 (fig. 1); il secondo, interessante in quanto segna il momento in cui gli acquisti superano numericamente i doni, va dal 1941 al 1954 (fig. 2). L'anno che sembra porsi come spartiacque rispetto al fenomeno da noi analizzato sembra essere, per la Bertoliana, il 1949. Erano passati 241 anni dalla sua apertura, le sue raccolte contavano all'incirca 300.000 unità bibliografiche ( 12 ), e quella che la biblioteconomia contemporanea definisce "politica di sviluppo delle collezioni" era in gran parte consistita nell'accettare o meno, al massimo di favorire, doni da parte dei privati. Questi dati evidenziano con chiarezza prima di tutto che il rapporto tra la città e la biblioteca nel tempo risulta abbastanza costante e molto stretto; poi, che in questo rapporto il ruolo più attivo è stato per la gran parte svolto dalla città.

Potremmo concludere che, nel caso della Bertoliana, una collettività si è costruita la propria biblioteca, e che, conseguentemente, la Bertoliana è specchio di una Vicenza che, con un po' di attenzione, potrebbe oggi trovare una inedita "lettura" di sé stessa, per quanto concerne gli ultimi tre secoli, sugli scaffali della propria biblioteca.
Per una lettura di questo genere è giusto distinguere tra donazioni occasionali e donazioni organiche.
Le prime, in genere non molto cospicue, non presentano tra le singole unità donate quel rapporto che in archivistica è definito "vincolo" e che descrive l'attività del produttore della raccolta. Non offrono quindi significativi spunti di conoscenza di chi ha generato la raccolta.
Le seconde, invece, sono classificabili come veri e propri archivi, carteggi, biblioteche o parti significative di essi, e testimoniano dell'attività di uno studioso, di un ente, di una azienda. Uno sguardo alle schede che seguono e che descrivono le maggiori donazioni ricevute dal 1872 ad oggi permetterebbe di definire la Bertoliana, con linguaggio economicistico, una "società ad azionariato diffuso".
Come dire che non poche, ma molte donazioni, spesso anche importanti, hanno contribuito ad offrirle linfa vitale. Questo insieme di donazioni organiche permette di interpretare interessi e sentimenti della Città. Persino il "buco" di contributi significativi che si registra tra il 1942 ed il 1973, interrotto solo, a metà degli anni Sessanta, dalla cospicua donazione Roi, può suggerirci riflessioni sulla vita di Vicenza e dei Vicentini.

Merita a questo punto riportare un'espressione di Alfredo Serrai secondo cui "Le biblioteche ideologicamente e bibliograficamente ben costruite sono proiezioni fisiche e tangibili di microcosmi spirituali, che valgono, insieme, come immagine di un'anima e come testimonianza di un'epoca e di un ambiente culturale" ( 13 ).

Nel tentativo di leggere, dunque, Vicenza sugli scaffali della sua biblioteca abbiamo cercato, per quanto possibile, di classificare le maggiori donazioni giunte nel periodo preso in esame (fig. 3).
L'elemento che risalta con evidenza da questa catalogazione è che più della metà dei doni riguarda documentazione di carattere locale. Circa il 22%, infatti, propone raccolte librarie centrate su Vicenza o sul territorio provinciale e circa il 30% contiene carteggi o archivi di interesse vicentino.
Le donazioni di carattere non prettamente locale con contenuti prevalentemente storico-letterari rappresentano il 18% circa; il 9% rivestono un prevalente carattere scientifico-tecnico; 6% sono quelle di soggetto artistico e architettonico; il 3% sono di ambito musicale ed il 3% rispondono a istanze puramente bibliologiche. Il 7% sono prevalentemente o totalmente donazioni in denaro o in beni. Rimangono un 1% centrato su temi religiosi ed un altro 1% di carattere vario.
Va precisato che tale classificazione non chiarisce adeguatamente il contenuto di questi doni. Ciò da un lato perché quasi mai le raccolte offerte sono riconducibili ad un'unica disciplina, dall'altro perché il 52%, classificato "di carattere locale", è riferibile ad aspetti storici, letterari, artistici, naturalistici, economici di Vicenza e del Vicentino.
Altro elemento che viene a complicare ulteriormente il quadro è il fatto che le donazioni in denaro hanno avuto formalmente o informalmente carattere "modale" e sono state effettuate per permettere restauri di documenti di interesse locale o prettamente bibliologico, per valorizzare fondi particolari o garantire i mezzi necessari a ricerche e studi.

Poiché un lavoro più analitico non appare possibile, anche per il fatto che le informazioni in nostro possesso non sono tali da definire con precisione i confini di ogni donazione, ci limitiamo a trarre alcune valutazioni di carattere generale su quanto sopra riportato.
Gli studi sulla comunicazione hanno evidenziato come ogni atto di relazione esista e si caratterizzi in riferimento alla percezione che ciascun soggetto preso nel "gioco" ha dell'altro o degli altri. Da ciò possiamo dedurre che l'analisi dei contenuti e delle finalità con cui le donazioni sono state effettuate permette di comprendere quale considerazione abbiano i Vicentini della biblioteca in generale e della loro biblioteca in particolare.
Partendo da questo assioma, ci pare di poter affermare che, se tale percezione sicuramente è andata nel tempo in parte modificandosi, un punto fermo permane: la Bertoliana è prima di tutto luogo in cui la città documenta se stessa, luogo pure di autocelebrazione, quindi scrigno prezioso e da impreziosire "per pubblico decoro".
Si tratta di un'idea di biblioteca che risale ai secoli scorsi, centrata più sul patrimonio che sul servizio, ma che ha non poco arricchito le biblioteche civiche, particolarmente quelle italiane. Essa spiega anche il perchè, per gran parte della sua storia, come detto, la Biblioteca sia stata incrementata con doni molto più che con acquisti.
A questa concezione vanno ricondotti pure gli atti di donazione alla Bertoliana di fondi archivistici la cui collocazione nell'Archivio di Stato, si temeva, ne avrebbe permesso in seguito l'allontanamento dalla piccola patria berica. Altra idea di carattere sette-ottocentesco rilevabile dal lavoro svolto è quella della "biblioteca per l'erudito".

Se oggi le biblioteche al pubblico si sono trasformate nel luogo degli studenti, riducendo purtroppo l'attenzione dovuta anche ad altre fasce sociali, le biblioteche in Italia sono state, almeno fino al secondo dopoguerra, soprattutto luogo riservato agli studiosi.
Che ciò valga anche per la Bertoliana è certificato prima di tutto dal carattere delle donazioni ricevute fino a pochi decenni fa, ma anche dal fatto che anche in Vicenza tra Otto e Novecento hanno attecchito le esperienze dei "gabinetti di lettura" e delle "biblioteche del popolo". La documentata presenza in città della Società del gabinetto di lettura, della Biblioteca circolante popolare, della Biblioteca delle maestre cattoliche, della Biblioteca circolante per la gioventù, della Biblioteca della Società di Mutuo Soccorso, della Biblioteca del Dopolavoro ferrovieri, biblioteche le cui raccolte sono in parte confluite, alla fine, in quelle della Bertoliana, testimonia che quest'ultima non ha svolto quel ruolo che oggi definiremo con il termine di "pubblica lettura" o, con riferimento alle esperienze anglosassoni, di "public library", ruolo che invece ha cominciato ad assumere, pur mantenendo la sua originaria impronta, a partire dagli anni Cinquanta.
Ciò la pone peraltro in parallelo con le esperienze di quasi tutte le biblioteche italiane di città capoluogo. Questo indirizzo della Biblioteca è testimoniato anche da un aneddoto, giunto fino a noi per tradizione orale, secondo cui uno studente che aveva osato entrare in tale "tempio del sapere" fu allontanato da uno studioso il quale ritenne di precisargli che lì avrebbe potuto tornare solo quando avesse imparato quanto doveva essere imparato.
L'idea della "biblioteca per l'erudito" conteneva anche una valenza che le biblioteche di carattere generale oggi sembrano aver perso, impossibilitate come sono a dominare in ogni ambito del sapere umano l'esplosione delle informazioni registrata negli ultimi decenni. Ci riferiamo alla capacità di essere supporto documentale per i professionisti, in particolare medici, giuristi, architetti. A partire da quella del giureconsulto Bertolo che conteneva ben 1614 pubblicazioni di carattere giuridico, per passare poi, riferendoci al periodo da noi preso in esame, a Brunialti, Toniato, Molon, Todeschini, Formenton, Vicentini ed altri, molte sono le donazioni in cui si intravvede l'interesse a supportare, tramite la Biblioteca, il mondo delle professioni.
E c'è da ritenere che questa preziosa funzione nobilitasse non poco nei Vicentini l'immagine della Bertoliana, ben più di quanto succede oggi con l'idea assai diffusa secondo cui le biblioteche si coniugherebbero solo con le attività legate allo studio ed al tempo libero.

E' difficile pensare che un rapporto a due possa reggere nel tempo senza che alla generosità di uno dei partner si affianchi la disponibilità dell'altro. Non v'è dubbio quindi che la Bertoliana, in sintonia con l'Amministrazione comunale, deve aver saputo restituire, almeno in parte, l'attenzione che la Città ha voluto riservarle.
Il primo dei modi con cui era ed è chiamata a farlo consiste senza dubbio nel dare servizio con regolarità.
Ripercorrendo la storia della Bertoliana pensiamo si possa dire che questa necessità trova sicuro riscontro in una struttura che, come poche, ha saputo nella sua storia garantire continuità di apertura anche nei periodi più difficili come quelli caratterizzati dai conflitti bellici. In quel contratto, come lo definirebbe un giurista, che è la donazione v'è spazio, poi, per eventuali clausole dettate dall'offerente.
Ciò è capitato sovente, soprattutto in relazione agli archivi familiari per i quali si è voluto prevedere, in particolare per i documenti più recenti, la non consultabilità o la consultabilità condizionata al benestare del donatore. Per tradizione, oltre che per dovere, tali clausole sono state considerate "imperativi categorici" in Bertoliana e ciò ha probabilmente favorito il mantenimento di questo rapporto fiduciario con la Città.
Per una biblioteca non privata, però, il prendersi in carico donazioni, in particolare se di pregio bibliografico, artistico o archivistico, comporta impegni ben più onerosi che il semplice tenere aperte le porte al pubblico o il garantire la non consultabilità di alcune carte.
A rappresentare l'impegno maggiore sono la conservazione, l'accesso e la valorizzazione delle raccolte. Conservazione significa principalmente protezione dai furti e dal degrado. La sottrazione di documentazione è facilitata dal carattere pubblico della struttura, tuttavia, grazie alle attenzioni poste nella gestione del materiale di pregio, i furti o gli ammanchi nel tempo hanno intaccato ben poco le raccolte della Bertoliana, in particolare per quanto concerne le donazioni. Quello del degrado è invece un problema che ha angosciato e tuttora angoscia i responsabili della Biblioteca. La possibilità di un miglior controllo del microclima faciliterebbe infatti il contenimento del fisiologico deteriorarsi di carte, pergamene e legature.
Peraltro un costante monitoraggio da parte del personale, la possibilità di fruire di donazioni in denaro, di contributi da parte della Provincia e della Regione, oltre che dei normali trasferimenti di bilancio da parte del Comune, tutti funzionali a questo obiettivo, ha permesso alla Bertoliana di garantire annualmente la realizzazione di qualificati interventi di restauro conservativo.
Tra i pezzi donati, significative opere di restauro hanno interessato per esempio documenti tratti dagli Archivi degli Antichi Ospedali, in particolare quello dei Santi Ambrogio e Bellino, nonché quello di San Antonio abate.
Sempre a mo' di esempio segnaliamo l'intervento su l'Aurora novissima di Petrus de Unzola, incunabolo vicentino donato dalla Banca Cattolica del Veneto, oppure sui tre grandi atlanti appartenenti alla raccolta Nievo, dono Bonin Longare, o ancora sulla Nova gemmarum collectio, dono Mattiello.

Ai fini dell'accessibilità da parte del pubblico, in particolare per quanto concerne le raccolte di pregio, ma anche per garantirne la conservazione, la Bertoliana ha provveduto nel tempo a riprodurre su microfilm molti dei doni ricevuti.
Basti citare, in questo ambito, solo il lavoro svolto sulle lettere di Giacomo Zanella, di Fedele Lampertico, di Antonio Fogazzaro, sulle lettere e sui manoscritti di Antonio Magrini.
Il progetto su cui si sta ora mettendo mano riguarda, invece, la riproduzione in formato digitale di queste come delle altre raccolte conservative della biblioteca. Ancora per l'accessibilità, fondamentali risultano una adeguata inventariazione per i fondi archivistici o la catalogazione per quanto concerne i fondi librari.
Ambedue queste attività richiedono grande impegno e professionalità. La carenza di personale a volte ha rallentato tali operazioni, ma tutte le donazioni, con precedenza per quelle di maggior pregio, hanno avuto o stanno avendo adeguato trattamento.

Parlavamo, infine, della valorizzazione delle raccolte. Questo ci introduce a presentare il ruolo di centro studi e di iniziative culturali che la Bertoliana ha assunto negli ultimi decenni.
Progetti come Archivio Scrittori Vicentini o Pigafetta fanno riferimento ad importanti donazioni ricevute dalla Biblioteca per le quali la stessa sta impegnando molte delle sue energie.
Ancora, pubblicazioni quali Vicenza Città bellissima ( 14 ) , l'edizione anastatica della relazione del primo viaggio attorno al mondo di Antonio Pigafetta ( 15 ) , l'edizione critica della stessa ( 16 ), i Carteggi e diari... di Fedele Lampertico ( 17 ) testimoniano da sole, crediamo, senza citarne altre, la ferma coscienza di dover garantire che queste donazioni si trasformino in linfa vitale per una vita culturale che non è più circoscrivibile negli stretti ambiti cittadini o provinciali.

Le stesse valutazioni valgono per l'attività espositiva della Bertoliana che regolarmente ha permesso di porre in risalto il contributo dei privati nelle sue raccolte.
Sempre per brevità, citiamo qui solamente alcune mostre e, a fianco, le donazioni cui principalmente hanno fatto riferimento: "1474 Le origini della stampa a Vicenza" del 1974 (doni Gonzati, Magrini e Mugna); "La medicina alternativa: piante officinali" del 1982 (Legato Magrini); "Palagio de gl'incanti. Scienze occulte in biblioteca..." del 1985 (doni Gonzati e Bonin-Longare); "Accesa ma che gode di bruciare: la giovinezza di Guido Piovene" del 1999 (doni Maggi-Pavia e Piovene-Cevese); "Giangiorgio Zorzi: il mestiere dello storico dell'architettura" del 2000 (dono Zorzi Giustiniani); "Rara scripta" ancora del 2000 in cui sono confluiti pezzi da tutte le maggiori donazioni bibliografiche ed archivistiche ricevute.
Spesso, parlando di doni si cita l'ammonimento virgiliano "Timeo Danaos et dona ferentes". La Bertoliana, e con lei molte altre biblioteche, ha dimostrato che accettare i gesti di generosità non solo non è fatto temibile, ma crea un legame con il proprio territorio che non può che rafforzare il ruolo sociale della biblioteca e la sua capacità di servizio.
In un'epoca di globalizzazione, inoltre, la specificità e la specializzazione derivanti alle raccolte da tale scelta, se ben "giocate", finiscono con il diventare carte vincenti per dialoghi culturali del massimo respiro.

Note

( 1 ) Sui doni pervenuti alla Biblioteca Bertoliana dal primo gennaio 1858 a tutto l'anno 1871. Relazione letta all'Accademia Olimpica dell'Abate Andrea Capparozzo (Seduta dell'8 Marzo 1872). S. l., s. e. (Tip. Nazionale Paroni), s.a.
( 2 ) Sui doni pervenutidi Vicenza. ..., cit., p. 6.
( 3 ) Ibidem.
( 4 ) Idem, p. 10.
( 5 ) D. BORTOLAN - S. RUMOR, La Biblioteca Bertoliana Vicenza, sp. 16 e 17. .e. (Stab. Tipografico S. Giuseppe), 1892, p. 55.
( 6 ) Idem, p. 126 e 127.
( 7 ) Sui doni pervenuti..., cit.,
( 8 ) Si tratta di fascicoli a stampa con la sola intestazione "Municipio di Vicenza".
( 9 ) Cfr: Per una biblioteca viva. Bertoliana negli anniBertoliana, 1949-1959, a cura di Antonio M. Dalla Pozza. Vicenza, Consorzio per la Biblioteca Civica 1960biblioteca , p. 16-21.
( 10 ) D. BORTOLAN - S. RUMOR, cit., p. 49-52.
( 11 ) Idem, p. 52.
( 12 ) Cfr dati in: Per una vivalibrarie ..., cit., p. 81.
( 13 ) La citazione, non circostanziata, sta in: R. BIGLIARDI PARLAPIANO, Le collezioni all'origine delle biblioteche pubbliche delle Marche, in La cultura delle Marche in etG. à moderna, a cura di W. Angelini e Piccininibellissima. . Verona, CARIVERONA BANCA SPA, 1996, p. 100-127. La citazione è a p. 100.
( 14 ) Vicenza Città Iconografia vicentina a stampa dal XV al XIX secolo, a cura di Acon un . Carta, M. Magliani, A. Scarpari, R. Zironda, saggio di Gmondo, a . Mazzi. Vicenza, Biblioteca Civica Bertoliana, 1983.
( 15 ) A. PIGAFETTA, Il primo viaggio intorno al cura di Mmondo, testo . Pozzi. Vicenza, Neri Pozza, 1994.
( 16 ) A. PIGAFETTA, Relazione del primo viaggio attorno al critico e commento di A1842-1906, . Canova. Padova, Editrice Antenore, 1999.
( 17 ) F. LAMPERTICO, Carteggi e diari v. 1.: A-E a cura di E. Franzina; v. 2.: F-L a cura di R. Camurri. Venezia, Marsilio, 1996, 1998.