Biblioteca Civica Bertoliana

Novità

Il libro del sole

Il libro del sole

Ci sono cose che abbiamo così spesso davanti agli occhi da non renderci conto di non conoscerle affatto. Con un approccio che unisce scienza, fisica e storia culturale, Il libro del Sole ci invita a osservare in modo nuovo la stella che illumina il nostro pianeta, attraversandone storia e leggende, segreti e pericoli. Per millenni il Sole ha regolato la vita degli esseri umani, determinando le stagioni, guidando la navigazione, influenzando l’agricoltura e la nostra stessa sopravvivenza: un patrimonio di conoscenze che un tempo apparteneva a tutti, dai campi coltivati ai palazzi del potere. Negli ultimi decenni, complice il progresso scientifico e tecnologico, abbiamo iniziato invece a delegare la comprensione del cielo a strumenti sempre più sofisticati, finendo per disinteressarcene; spesso, anzi, subendone l’influsso sui cambiamenti climatici e sull’aumento delle temperature con rassegnazione e fatalismo. In realtà, al di là delle nostre illusioni, il Sole continua a essere in buona parte un enigma. L’astrofisica Sibylle Anderl e il politologo Claus Leggewie ci guidano allora a ripercorrerne l’evoluzione culturale e scientifica: dalle divinità antiche che lo personificavano ai sovrani che si appropriarono della sua simbologia per legittimare il potere assoluto; dai dipinti di Rubens e Munch ai traguardi scientifici raggiunti grazie al suo studio – il telescopio di Galileo, le esplorazioni spaziali, il satellite Solar Orbiter, che ci fornisce immagini e dati senza precedenti sulla sua attività. Il libro del Sole è il racconto di tutto ciò che abbiamo proiettato verso il grande faro celeste sopra di noi, e di tutto ciò che esso ci ha dato indietro sotto forma di immaginario, sussistenza e scoperta.

Tutte le mattine di Sybil

Tutte le mattine di Sybil

Sybil Van Antwerp ha settantatré anni, cura il giardino della sua bella casa che le regala splendide fioriture primaverili e non ama vivere fuori, nel mondo. Nella vita di prima è stata un'avvocatessa stimata, una moglie e una madre, ma ora predilige un'attività su tutte: scrivere lettere. Ha iniziato all'età di nove anni e non ha mai smesso, nemmeno nell'era digitale, nemmeno ora che la vista vacilla. Scrivere missive è una meravigliosa attività umana, su questo non ha dubbi. I suoi destinatari sono molteplici, dalle amiche al vicino signor Lübeck, al gentile assistente di un'agenzia che si occupa di test del dna. E poi tiene la corrispondenza con scrittrici e scrittori, con cui condivide il proprio giudizio sui loro romanzi e certe visioni della vita. E con Harry, un giovane con difficoltà a integrarsi. Quando si scrive, sostiene, bisogna andare piano; perché "la fretta può farci mettere su carta cose che non intendevamo e ci si svuota". Tra i chiaroscuri della vita di una donna che si avvicina alla vecchiaia, c'è anche un destinatario non identificabile a cui Sybil confessa il suo dolore più grande, senza però inviare alcuna lettera. E solo quando questa sofferenza implacabile, un mistero che sembra inafferrabile, troverà la sua piena voce sul foglio, Sybil potrà finalmente cercare, di nuovo, il suo posto nel mondo. Tutte le mattine di Sybil è un romanzo irresistibile che trascina il lettore in un universo ricchissimo di sfumature, sentimenti mai rivelati, e testimonia un amore incrollabile per la vita. Tutte le mattine di Sybil ha vinto il Women's Prize for Fiction 2026.

Mai dire mai

Mai dire mai

Oona Kelly Webster è editor in una prestigiosa casa editrice di New York. Sposata e madre di due figli, vede crollare una relazione durata venticinque anni quando organizza una vacanza per celebrare le nozze d'argento in un lussuoso château in Francia e il marito Charles le rivela all'improvviso una verità sconvolgente, destinata a frantumare il mondo che aveva costruito con tanta cura. Devastata, decide comunque di partire per la Francia senza Charles, ma poco dopo il suo arrivo nell'incantevole villaggio di Milly-la-Forêt il mondo si ferma a causa di una terribile pandemia e tutti i viaggi vengono vietati. Isolata e spaventata, Oona riceve un altro duro colpo quando scopre di aver perso il lavoro. L'unica cosa che la aiuta ad affrontare la tragedia che sta colpendo l'umanità è la possibilità di restare in Francia, dove la bellezza dei luoghi e un ritmo di vita più lento iniziano pian piano a guarirla. E quando un incontro casuale con il suo nuovo vicino, un noto attore di Hollywood anche lui bloccato lontano da casa, si trasforma in qualcosa di più profondo di una semplice amicizia, Oona si trova a fare i conti con il rischio di riaprire il cuore, soprattutto a un uomo più giovane, molto famoso, e con due figli piccoli che piangono la perdita della madre. Con davanti a sé una seconda possibilità di felicità, Oona dovrà trovare il coraggio di accogliere i cambiamenti di vita ancora più grandi, in un momento in cui il mondo intero è attraversato da paura e sconvolgimenti.

Il Novecento sulle spalle dei giganti

Il Novecento sulle spalle dei giganti

Una fotografia dei piedi di Bobbi Campbell appesa alla porta di una farmacia di Castro Street, nell’autunno del 1981; Rosa Parks, la donna nera che nel 1955, in Alabama, si era rifiutata di cedere a un uomo bianco il proprio posto sull’autobus, chiamata da Jesse Jackson, molti anni dopo, ormai anziana, sul palco della Convention democratica di Atlanta; Nelson Mandela, già Presidente del Sudafrica, aspetta paziente di andare in scena dietro le quinte di uno show televisivo nazionale, seduto su uno sgabello tra comparse, cavi elettrici e sponsor in abito da sera; Madre Francesca Cabrini arriva a New Orleans, pochi giorni dopo un terribile linciaggio di immigrati italiani, sul finire dell’Ottocento, agli albori di una nuova epoca. È da dettagli minimi, quanto mai evocativi, dentro i quali s’addensano stagioni ed eventi, che Enrico Deaglio racconta il Novecento. A partire da dieci figure incontrate o intercettate nel corso della sua vita e del suo lavoro di giornalista: dieci lampi capaci di illuminare un intero secolo; storie personali che diventano punti d’osservazione su eventi più grandi, e sul modo in cui le iniziative dei singoli possono incidere sulla vita di molti. Con una scrittura che unisce memoria personale, reportage e riflessione storica, Deaglio attraversa un tempo segnato da violenze e promesse, fallimenti e possibilità. Al centro della sua narrazione, non ci sono soltanto i grandi avvenimenti, ma prima di tutto le scelte individuali: atti di coraggio, responsabilità, dissenso o semplice umanità che hanno contribuito a modificare il corso delle cose.

Nel cuore del gatto

Nel cuore del gatto

«Cercano di seppellirci, non sanno che siamo semi.» Quando Jina Mahsa Amini viene assassinata dalla polizia morale nel 2022 e in Iran scoppia la prima rivoluzione al mondo guidata da donne, la voce narrante di questa storia, anche lei Jina, di origini iraniane ma nata e cresciuta in Europa, è sopraffatta dalle emozioni: dal terrore misto a speranza per la sorella Roya e l’adorata nipote Nika, che vivono a Teheran e hanno abbracciato la lotta; dall’amore per una terra, una cultura e un popolo a cui sente di appartenere solo da quando, già ventenne, è stata per la prima volta in Iran. È nei ricordi di quel viaggio che Jina si immerge, ripercorrendo i destini delle donne della sua famiglia all’ombra della dittatura degli ayatollah. Un viaggio che diventa un mosaico seducente e straziante di storie, tradizioni millenarie, resistenze eroiche come quella di Iman, che gira in abiti maschili e senza velo sfidando il regime, e personaggi fiabeschi come le quattro vecchie zie di Jina, alle quali la Rivoluzione ha strappato tutti i sogni e gli affetti, riportandole a vivere insieme nell’antica casa di famiglia. Un viaggio da Teheran a Persepoli, al deserto, fino al tempio di Zarathustra, accompagnato dalla bellezza sensuale della lingua persiana, che è nata dalla poesia e in cui ogni parola racchiude un’immagine come una formula magica. Con l’inguaribile senso di perdita e di nostalgia di chi vive nella diaspora, Jina ci accompagna nel cuore luminoso dell’Iran che resiste, negli spazi clandestini in cui le donne portano avanti la loro ribellione e non smetteranno mai di combattere e di vivere la loro libertà.

Scrivere il cielo

Scrivere il cielo

È la vita di Roberto Vecchioni che si dispiega in questi versi. Ma è un viaggio al contrario: dalla voce luminosa della vecchiaia a quella incantata del ragazzino che scrive le prime liriche sui quaderni di scuola. Quello che balza subito agli occhi è che le poesie scritte nell’arco di un’intera esistenza – quasi tutte inedite – dialogano tra loro in un duetto infinito: come se l’uomo di oggi parlasse al ragazzo di ieri, e il ragazzo rispondesse. Ne nasce una voce sola, intima e unica, capace di attraversare il tempo e di restituire la vita nella sua sostanza più vera: memoria, musica, morte, desiderio, destino. «Roba, questa, che si chiama amore». Si comincia dall’ultimo approdo: un’età matura che Roberto Vecchioni racconta senza maschere. «Quanto mi resta, sentinella, per navigare, scuotere, grattare?» È una veglia ostinata, inquieta, dove il dolore e la gioia si parlano, dove l’addio si fa carezza e la vita commuove sopra ogni cosa. Risalendo indietro negli anni incontriamo le donne amate: «Voglio vivere nella perenne attesa di un amore negato come il cantante che sono, che trema a ogni prima di non avere fiato». E incontriamo anche il Vecchioni civile e ironico, capace di trasformare il disincanto in gioco e l’intelligenza in leggerezza: «Abbiamo perduto ben altre battaglie, faremo quadrato, triangolo e riga infinita». Sono gli anni del confronto, del gesto pubblico, in cui l’introspezione diventa voce collettiva e si apre al mondo. E ancora più indietro, all’inizio, si affacciano i primi versi: giovani e impetuosi, nutriti di classici e di mito. Sono pagine febbrili, attraversate da visioni, gioie e smarrimenti, in cui già si riconosce una voce che non smetterà mai di interrogare la vita: «Chissà perché, come relitto a mare, l’uomo placido avanza». Lungo il viaggio, poi, non manca certo la musica: arpe, mandolini, chitarre, cori che affiorano nei versi come in una partitura parallela. È la lingua sotterranea che accompagna ogni stagione, la trama invisibile che lega il canto alla parola. Perché le poesie di Roberto Vecchioni hanno la stessa forza delle sue canzoni ma, forse, un segreto in più.

Anime azzurre

Anime azzurre

I pascoli e i boschi, la roccia che si staglia contro l'azzurro del cielo: la val Badia è un luogo dove il tempo sembra fermarsi. Johann ha appena compiuto diciassette anni, lavora nel rifugio del signor Hofer e l'unica sua finestra sul mondo sono i film che noleggia in un negozio di Corvara, perché da quella valle incantata non è mai uscito. Le montagne che ama e che da ogni lato chiudono l'orizzonte cominciano a diventare per lui una sfida, il costante richiamo verso ciò che sta oltre. I grattacieli, le strade brulicanti, il mare aperto: New York è la città delle infinite possibilità, fino a che un aereo si schianta contro le Torri gemelle e Alicia perde tutto. Per questo viene mandata lontano, in un rifugio nel cuore delle Dolomiti dove il dolore non possa raggiungerla. È qui che le storie di Alicia e di Johann si incontrano: in alta quota, dove il cuore accelera e manca il respiro. Dove due creature che a valle non si sarebbero mai sfiorate possono trovare il silenzio giusto per ascoltarsi e scoprirsi diversissime eppure vicine, tese verso l'alto – anime azzurre. Ma in montagna, si sa, il cammino non è mai lineare; per il passato e il futuro forse vale la stessa ammonizione che accompagna la misteriosa serratura del signor Hofer: Devi chiudermi per aprirmi. Sullo sfondo di una natura incantevole eppure inquietante, che con le sue ombre e i suoi venti impetuosi echeggia i sentimenti dei protagonisti, Alessandro Botteon racconta la vita di una piccola comunità capace di serbare ricordi e leggende ma anche di intrappolare i suoi figli nella morsa di stagioni sempre uguali. Anime azzurre è così un magnifico romanzo di formazione e un canto d'amore per i luoghi attraverso i quali cresciamo e ai quali, nella gioia e nel dolore, non possiamo fare a meno di somigliare.

Il Calamity Club

Il Calamity Club

Mississippi, 1933. A soli undici anni, Margot "Meg" Lefleur ha imparato a sue spese che non può fidarsi di nessuno. Dal giorno in cui improvvisamente la sua adorata madre, Charlie, non è tornata a casa, Meg è diventata una delle bambine "non adottabili" dell'orfanotrofio della città, dove lotta ogni giorno per non perdere la speranza e mantenere vivo il suo spirito indomito. "È la speranza una creatura alata" recita una meravigliosa poesia che ha imparato a memoria. E quella poesia le ricorda la sua mamma. Quando incontra Birdie, Meg ha finalmente la sensazione che qualcuno si preoccupi davvero del suo futuro. È stata la disperazione a portare Birdie lì a Oxford: la Grande Depressione stringe la sua morsa e, se non paga le rate arretrate del mutuo, rischia di finire in mezzo alla strada. La giovane intende chiedere un prestito alla sorella, che ha sposato l'erede dei Tartt, una famiglia ricca e ben introdotta nei salotti dell'alta società. Molto presto, però, si rende conto che il loro benessere non è altro che una facciata sostenuta da un'impalcatura di bugie. Ma un giorno il caso conduce Charlie davanti alla porta di Birdie. Vittima di un sistema che l'ha ridotta sul lastrico per poi portarle via la figlia, Charlie non ha più nulla, tranne la sua intraprendenza. E propone a Birdie un piano audace ed estremamente rischioso, che potrebbe però risolvere i problemi di entrambe. È un'alleanza insolita, quella che si crea in casa Tartt, eppure fortissima, come accade tra persone che possono contare solo su ciò che hanno da darsi reciprocamente, sfidando ipocrisie e convenzioni. E, in un momento in cui alle donne viene negato ogni diritto, il loro piccolo atto di ribellione porterà conseguenze che non avrebbero mai immaginato... Arguto, commovente e irresistibilmente ironico, Il Calamity Club è una storia indimenticabile di resilienza e amicizia, un inno alla forza delle donne e alla loro capacità di trasformare persino una calamità in un nuovo inizio.

Laguna Limes

Laguna Limes

Al mattino, dalla terrazza del garage comunale di piazzale Roma, Venezia si apre come un sipario: la laguna brilla e, all’orizzonte, l’intero arco alpino sembra a portata di mano. È da questo luogo sospeso tra acqua e cielo che prende avvio un intrigo in cui il Nordest mostra il suo doppio volto: operoso e feroce, luminoso in superficie e torbido nel profondo. Due enigmatici omicidi e un suicidio che puzza di messinscena scuotono la quiete apparente della città. Gli indizi si rincorrono tra le valli e la sconfinata campagna polesana, rispettabili studi professionali e bar equivoci, antiche miniere d’argento e impenetrabili boschi che rimandano alla remota identità cimbra, l’anima nascosta dell’Altovicentino, l’eredità germanica che incarna il Nordest più autentico e misterioso. Il maresciallo Piconese e il commissario Bonturi, due investigatori lontani per origine ma accomunati dalla stessa testardaggine e dal medesimo istinto, inseguono una verità che scivola tra le calli e i campielli della Serenissima. “Laguna Limes” è il mega-appalto che può ridisegnare il profilo di un pezzo di territorio. Ed è anche la chiave di volta di un sistema di favori, tradimenti, ricatti e avidità senza freni. Il confine tra politica, impresa e affarismo si assottiglia fino a sparire e il benessere si confonde con la brama compulsiva dei schei: i soldi, sovrani occulti di ogni scelta. E mentre le acque si intorbidiscono, anche i morti tornano a reclamare verità e giustizia.

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