Biblioteca Civica Bertoliana

Novità

Ore lontane

Ore lontane

Una lettera ingiallita dal tempo scivola in una cassetta della posta: sono passati cinquant'anni da quando è stata spedita. È il 1992, e quel messaggio inatteso riporta tutto indietro, a un mondo oscurato dalle tende nere del Blitz londinese e ai segreti inconfessabili sepolti tra le mura di Milderhurst Castle. Per Edie Burchill, quella busta non è soltanto posta smarrita: è la chiave per scardinare il passato enigmatico di sua madre e scoprire una verità rimasta ostinatamente nascosta per mezzo secolo. Attratta dal fascino decadente del castello e dai suoi giardini inselvatichiti, Edie si ritrova immersa nella storia delle tre sorelle Blythe: la bellissima e protettiva Percy, la saggia Saffy e la sognatrice Juniper, eternamente in attesa di un amore scomparso. Figlie di Raymond Blythe, autore del celebre e inquietante classico per bambiniLa vera storia dell'Uomo del Fango, le sorelle vivono recluse tra quelle mura antiche, prigioniere di ricordi, silenzi e rimpianti. Ma le fiabe oscure del padre non sono mere invenzioni letterarie: dietro le porte chiuse di Milderhurst Castle si nascondono indizi su tradimenti inaspettati, amori perduti e una notte tragica del 1941 che ha segnato per sempre il destino della famiglia. Con un'atmosfera gotica, densa e avvolgente, Kate Morton tesse una maestosa ragnatela in cui il passato rifiuta di restare sepolto. Ore lontane è un viaggio ipnotico nel labirinto della memoria e dei legami familiari, dove ogni stanza polverosa, ogni libro dimenticato e ogni corridoio silenzioso custodiscono una tessera del puzzle, in attesa di chi abbia il coraggio di portarla alla luce. Ore lontane, precedentemente pubblicato con il titolo Una lontana follia, si aggiunge alle opere edite da HarperCollins, Ritorno a casa e Il giardino dimenticato.

La ragazza della scogliera

La ragazza della scogliera

Scozia, 1931. Il mare si infrange con furia contro la scogliera. Iris Blackwood lo ascolta in silenzio, il cuore in tumulto. Come sempre, è seduta su una delle quattro pietre che un tempo vegliavano sull’oceano impetuoso: i megaliti chiamati Sorelle di Skara. Ma questa volta, in quello che per anni è stato il rifugio suo e delle sue sorelle, è da sola. Da quando la madre è morta, tutto è cambiato. Un’inquietudine ostinata si è insinuata nelle loro vite, simile al vento che piega l’erba alta. Iris ne è certa: deve andarsene, e deve farlo in fretta. Anche se questo significa separarsi dalle persone che ama più di ogni altra cosa al mondo. Australia, oggi. Mentre svuota la casa dei genitori, Roz ritrova un vecchio anello con un opale blu, nascosto per anni dalla madre. È un gioiello antico, tramandato di generazione in generazione. Lo stesso che, molto tempo prima, è costato la vita a suo padre. Roz non lo vedeva da anni, ma decide di portarlo con sé nel viaggio che la conduce in Scozia, alla scogliera dove sorge la tenuta di famiglia: un luogo remoto e carico di ombre. Lì, millenni prima, erano state erette le Sorelle di Skara. Ora non esistono più: a distruggerle è stato un antenato di Roz, sfidando la leggenda secondo cui chiunque le sposti è condannato a non avere più una casa. Proprio come lei, che da sempre si sente incapace di mettere radici. O almeno così crede. Perché in quel luogo battuto dal vento e dalla salsedine, Roz scoprirà i segreti dei Blackwood. E solo inseguendo la verità potrà smettere di sentirsi come una pietra consumata dal mare.

Domenica

Domenica

È una bella domenica di maggio in Costa Azzurra: l’aria è mite, l’alta stagione è alle porte, e alla Bastide, una tipica locanda a conduzione familiare ai piedi del massiccio dell’Estérel, tutti si muovono come dietro le quinte di un teatro, in attesa della consueta invasione all’ora di pranzo. Ma per Émile, che è arrivato dalla Vandea quando era solo un ragazzo e ha risollevato le sorti dell’attività con i suoi manicaretti sopraffini, questa domenica, iniziata come tante altre, è in realtà una giornata decisiva, destinata a chiudere una partita che va avanti ormai da anni. Non saprebbe neanche dire com’è cominciata: quando ha sposato Berthe, la figlia del vecchio titolare? Quando lei ha rifiutato di stipulare un accordo prematrimoniale, non per amore ma per la consapevolezza di essersi comprata il marito? Quando ha cominciato a prendersi delle amanti, quasi per rivalsa contro quella moglie fredda e occhiuta che gli nega anche i piaceri più semplici e gli impedisce di vivere da uomo? O forse quando è arrivata Ada, la strana «piccola selvaggia» assunta come domestica con cui ben presto Émile ha intrecciato una relazione viscerale e ferina? In Domenica, una volta di più, Simenon dimostra di saper scavare mirabilmente nella psiche dei suoi personaggi per mettere in scena un dramma impietoso come il sole della Provenza nel primo pomeriggio. E il lettore non potrà far altro che restare a guardare, avvinto alle pagine, fino allo spiazzante, magistrale epilogo.

La memoria delle foglie

La memoria delle foglie

Nascosto tra i palazzi della periferia di Napoli c'è un vivaio che sembra trattenere il respiro. Lorenzo ci rimette piede dopo tanti anni, in un momento in cui la sua vita si misura soltanto su ciò che non c'è piú. Lí trova Renato, che senza volere nulla in cambio gli offre le due cose di cui ha piú bisogno: lavoro e amicizia. Tra gerani, bonsai, edere, begonie e orchidee, Lorenzo scopre che uno stelo tagliato non torna com'era, ma ne conserva memoria, e proprio da quei tagli può ripartire la vita. Anche la sua. Gianni Solla sa raccontare le crepe dell'età adulta come varchi da attraversare, e le occasioni inaspettate come fiori che germogliano d'inverno. Perché la cura (delle piante, delle parole e degli altri) può diventare un modo nuovo di stare al mondo. Quando Lorenzo capita per caso nel vivaio in cui ha trascorso l'infanzia, un luogo sospeso nell'ex periferia industriale di Napoli, la sua vita sembra un inventario di ciò che ha perduto: il padre, la moglie Arianna che lo ha lasciato con i figli ancora piccoli, il lavoro, la giovinezza. Sotto le serre e nelle corsie verdi non è cambiato nulla, e i pochi clienti chiamano ancora le piante con i nomi inventati da suo padre - capatosta, janare, scurnose - che nel dialetto trovava una lingua capace di parlare con la terra. Oggi a gestire il vivaio c'è Renato: un uomo stanco e paziente che non rinuncia mai alla battuta, con un passato di cui forse dovrebbe raccontare. Lavorare con lui, per Lorenzo, somiglia piú a un gesto inevitabile che a una scelta. Ogni giornata al vivaio - interrotta solo dalle pause per il nuoto nella piscina del quartiere - diventa una lezione di attenzione e misura, dove non basta la memoria: occorre reimparare quello che già si sapeva, accogliere azioni e parole nuove, ammettere che qualcosa, ma non tutto, dipende da noi. E mentre l'amicizia con Renato - fatta di molti gesti e non pochi silenzi - si concretizza nel progetto di espansione del vivaio, cosí come lo aveva sognato suo padre, Lorenzo vede riaffiorare intorno a sé le radici sottilissime che lo legano agli altri: alla figlia Roberta, assistente universitaria dalla carriera ben avviata, con la quale comunica sempre meno; al figlio Tommy, scrittore emergente intrappolato nella sua adolescenza; e anche a Ester, la donna che insegna nuoto alle ragazzine immigrate nella piscina del quartiere. Perché le storie di certe famiglie si sviluppano come piante rampicanti, pervicaci, intrecciandosi in modi sorprendenti. Gianni Solla è capace di dare i nomi alle cose e di raccontare le sfumature. I suoi sono personaggi pieni di una malinconia bella, di una grazia discreta. Soprattutto hanno la tenacia di coltivare lí dove tutti dicono che non crescerà mai nulla.

La tigre nel giardino

La tigre nel giardino

Un viaggio di due donne attraverso l'India e una riflessione intima sulla ricerca della felicità oltre la banalità del reale: un inno all'entusiasmo ostinato e alla libertà intellettuale. "Ma quale uomo avrebbe potuto intrattenermi la sera, dopo che avevo trascorso il pomeriggio con Erodoto o Sologub?" È questo l'interrogativo che si pone la protagonista di La tigre nel giardino, mentre scorre la pagina del giornale con gli annunci matrimoniali. Invece di attendere un improbabile principe azzurro che la tragga in salvo dal desolante isolamento in cui vive a Le Pertuis - la tenuta degli zii, Lord e Lady Leslie, nel Sud della Francia -, preferisce rifugiarsi con assoluta dedizione tra le pagine della grande letteratura e le piante del giardino. Il suo vero sostegno è la zia, donna intellettualmente avventurosa e anticonformista, che l'ha cresciuta come una figlia. A interrompere la solitudine delle due donne non sarà un corteggiatore, ma l'invito a tornare in India presso una famiglia di amici: un clan sikh dalla ricchezza fiabesca, le cui giornate scorrono pigre e solenni tra riti mondani e festeggiamenti sfarzosi. Dalle tinte polverose di un vecchio castello europeo all'esuberanza cromatica dell'Oriente, il racconto si accende di un fascino ipnotico. In un viaggio capace di scardinare distanze geografiche e convenzioni sociali, la giovane finirà per ignorare i fasti della nobiltà locale, lasciandosi ammaliare dal sorriso di un guidatore di risciò che la scorterà verso un futuro magnificamente incerto. Con il suo stile impetuoso, la sua lingua intensa, acuta e volutamente fuori dal tempo, Anna Katharina Fröhlich mette in scena un'irresistibile ricerca della felicità. L'entusiasmo con cui le protagoniste si innalzano al di sopra della banalità del quotidiano è una sfida incantevole che restituisce al lettore l'eco di un mondo più splendente.

La figlia del fuoco

La figlia del fuoco

Alla morte della madre Ester, Sarah riceve una bizzarra eredità: le chiavi di una casa fatiscente in un remoto villaggio albanese e un biglietto scritto a mano: «Vai laggiù. Trova Elora.» Nonostante non abbia mai sentito quel nome, e non sappia niente del paese d’origine di Ester, Sarah decide di lasciare il suo lavoro da ricercatrice in Islanda e di imbarcarsi in un viaggio di quattromila chilometri sperando di comprendere meglio una donna che le è sempre sembrata inafferrabile. Ma all’arrivo sull’altopiano che la madre le aveva indicato, Sarah non trova quasi nulla, a parte la bellezza aspra di un luogo fuori dal tempo. L’abitazione e poco più di un rudere, Elora è morta da anni. Eppure, la traccia di quella ragazza indomabile – la “figlia del fuoco” la chiamavano – sembra bruciare ancora sotto la cenere che custodisce la memoria del villaggio. Quando l’Albania era schiacciata dalla dittatura e dalle leggi non scritte della vendetta di sangue, Elora scelse di crescere libera, camminando scalza tra le rocce e lasciandosi guidare solo dalla forza del desiderio e dalle parole della poesia. Ma ogni scelta segna il destino, e quello di Elora si snoderà lungo tre generazioni fino ad arrivare a Sarah. In questo romanzo luminoso, e al tempo stesso gravido di ombre, Marie Charrel intreccia voci lontane, suggestive, ipnotiche, per raccontare una storia di donne che, anche senza volerlo, si tramandano il coraggio, il dolore e la speranza. Una storia che mostra come il passato trovi sempre la strada per farsi ascoltare.

Il nuovo nome della felicità

Il nuovo nome della felicità

A volte la famiglia è chi ti ha dato la vita. A volte chi ti ha insegnato a non sprecarla. Hannah ha dovuto imparare presto che i padri se ne vanno. Sua madre ha fatto del suo meglio. Ma tra rabbia, stanchezza e silenzi ha insegnato alla figlia soprattutto che non deve aspettarsi niente da nessuno. Ora Hannah è sola. Ha un lavoro che traballa, una gravidanza imprevista e troppi conti da pagare. Il futuro ha i contorni sbiaditi. Lei sa solo che non vuole diventare come l'unico genitore che ha avuto. Altrove, un senzatetto ottantaduenne viene scambiato per un altro uomo e portato in una casa di riposo. Fred, che fino al giorno prima non sapeva dove andare a dormire, ora si ritrova con lenzuola immacolate, tè caldo e persone che si prendono cura di lui. Insomma, è come essere finito al Grand Hotel. Nella stanza che piano piano sta diventando casa sua, da sotto il letto spunta una scatola rossa. Dentro, poche tracce di una vita interrotta: una foto, una lettera mai spedita, un nome scritto e riscritto come un dolce ritornello di cui non ci si stanca mai. Hannah. Un nome che magicamente per Fred si trasforma in una possibilità. Forse di rimediare a qualcosa. Forse di ricominciare. Forse la vita vera accade solo se si ha il coraggio di entrare nella storia di qualcun altro. Quando Hannah trova nella cassetta delle lettere una busta senza mittente e un piccolo dono, non riesce a darsi una spiegazione. Eppure, capisce che, da qualche parte, qualcuno la sta scegliendo. Per la prima volta. Non aspettarti niente da nessuno è la regola che l'ha protetta per tutta la vita. Ma forse ora è arrivato il momento di disobbedire.

Anime azzurre

Anime azzurre

I pascoli e i boschi, la roccia che si staglia contro l'azzurro del cielo: la val Badia è un luogo dove il tempo sembra fermarsi. Johann ha appena compiuto diciassette anni, lavora nel rifugio del signor Hofer e l'unica sua finestra sul mondo sono i film che noleggia in un negozio di Corvara, perché da quella valle incantata non è mai uscito. Le montagne che ama e che da ogni lato chiudono l'orizzonte cominciano a diventare per lui una sfida, il costante richiamo verso ciò che sta oltre. I grattacieli, le strade brulicanti, il mare aperto: New York è la città delle infinite possibilità, fino a che un aereo si schianta contro le Torri gemelle e Alicia perde tutto. Per questo viene mandata lontano, in un rifugio nel cuore delle Dolomiti dove il dolore non possa raggiungerla. È qui che le storie di Alicia e di Johann si incontrano: in alta quota, dove il cuore accelera e manca il respiro. Dove due creature che a valle non si sarebbero mai sfiorate possono trovare il silenzio giusto per ascoltarsi e scoprirsi diversissime eppure vicine, tese verso l'alto – anime azzurre. Ma in montagna, si sa, il cammino non è mai lineare; per il passato e il futuro forse vale la stessa ammonizione che accompagna la misteriosa serratura del signor Hofer: Devi chiudermi per aprirmi. Sullo sfondo di una natura incantevole eppure inquietante, che con le sue ombre e i suoi venti impetuosi echeggia i sentimenti dei protagonisti, Alessandro Botteon racconta la vita di una piccola comunità capace di serbare ricordi e leggende ma anche di intrappolare i suoi figli nella morsa di stagioni sempre uguali. Anime azzurre è così un magnifico romanzo di formazione e un canto d'amore per i luoghi attraverso i quali cresciamo e ai quali, nella gioia e nel dolore, non possiamo fare a meno di somigliare.

Rivendicare l'arte nell'epoca dell'artificio

Rivendicare l'arte nell'epoca dell'artificio

Di fronte alla deriva autocratica della politica, alla devastazione capillare della biosfera, al divario economico sempre più drammatico e alla marea montante dell’ansia nella vita di tutti i giorni, cosa può esserci di meno urgente dell’arte? Eppure, proprio all’arte, alla sua capacità di aprire una frattura nel mondo del reale per far emergere la coscienza e l’immaginario, Martel dedica questo manifesto. All’arte che sgretola le barriere tra fisico e psichico, che ci permette di uscire da noi stessi per incontrare gli altri; all’arte che è creazione e non creatività. All’arte come dono che non può essere asservito, altrimenti è semplice artificio. Dai cavalli della Grotta Chauvet alle scimmie di Kubrick davanti al monolite, dalle vette teoriche della Critica del giudizio kantiana all’utopia rasserenante di Avatar: in sei fulminanti capitoli Martel esplora la nascita dell’immaginazione – strumento d’accesso al mondo altro del mito, della poesia e della follia – così come il senso di meraviglia che guida ogni artista propriamente detto; mette in guardia rispetto agli utilizzi dell’arte (pubblicitari, politici, di intrattenimento) in un’epoca assediata da “oggetti estetici” che mirano a manipolare; si interroga sulla bellezza come funzionalità, come proprietà o come scopo. Un’opera «leggiadra e profetica», come la definisce Donna Tartt nella sua introduzione, che invita all’esperienza e all’incontro: un libro per ripensare il ruolo dell’arte nel nostro secolo, per abbracciare il mistero e il terremoto, la gloria del sogno e l’unicità dell’esistenza.

Tutte le mattine di Sybil

Tutte le mattine di Sybil

Sybil Van Antwerp ha settantatré anni, cura il giardino della sua bella casa che le regala splendide fioriture primaverili e non ama vivere fuori, nel mondo. Nella vita di prima è stata un'avvocatessa stimata, una moglie e una madre, ma ora predilige un'attività su tutte: scrivere lettere. Ha iniziato all'età di nove anni e non ha mai smesso, nemmeno nell'era digitale, nemmeno ora che la vista vacilla. Scrivere missive è una meravigliosa attività umana, su questo non ha dubbi. I suoi destinatari sono molteplici, dalle amiche al vicino signor Lübeck, al gentile assistente di un'agenzia che si occupa di test del dna. E poi tiene la corrispondenza con scrittrici e scrittori, con cui condivide il proprio giudizio sui loro romanzi e certe visioni della vita. E con Harry, un giovane con difficoltà a integrarsi. Quando si scrive, sostiene, bisogna andare piano; perché "la fretta può farci mettere su carta cose che non intendevamo e ci si svuota". Tra i chiaroscuri della vita di una donna che si avvicina alla vecchiaia, c'è anche un destinatario non identificabile a cui Sybil confessa il suo dolore più grande, senza però inviare alcuna lettera. E solo quando questa sofferenza implacabile, un mistero che sembra inafferrabile, troverà la sua piena voce sul foglio, Sybil potrà finalmente cercare, di nuovo, il suo posto nel mondo. Tutte le mattine di Sybil è un romanzo irresistibile che trascina il lettore in un universo ricchissimo di sfumature, sentimenti mai rivelati, e testimonia un amore incrollabile per la vita. Tutte le mattine di Sybil ha vinto il Women's Prize for Fiction 2026.

La guardiana

La guardiana

Tutto quello che Mora sa lo ha imparato da nonna Tita. Lei le ha spiegato che i pensieri passano dai piedi, per questo quando sei triste ti senti pesante e quando sei felice ti sembra di volare. Le ha detto che di notte l'anima è scoperta, più fragile ma anche più vera. Le ha insegnato che una rosa va bene per ogni occasione, e ha scelto rose rosse per il proprio funerale. Mora ha seguito le sue istruzioni per rendere l'addio un po' meno doloroso. Oggi più che mai la vorrebbe accanto: senza nonna Tita, si sente in balia del caso. Così lascia Roma, il lavoro e il fidanzato per tornare a Rocca, dove ha trascorso le estati da bambina. Lì inizia a lavorare in una casa circondata da un magnifico roseto e incontra i suoi residenti. Dopo la diffidenza iniziale, ognuno finisce per raccontarle la propria vita come fosse un romanzo. Mora, d'istinto, decide di diventarne la guardiana e le trascrive per sottrarle all'oblio. Ma c'è una storia taciuta che deve ancora ascoltare. Comincia con una bambina di nome Margherita e finisce nel roseto della casa di Rocca: è la storia di un segreto che rende i passi faticosi. Perché sua nonna ha un'ultima lezione da impartirle: non esistono bussole, non esistono itinerari di vita prefissati. Esistono solo direzioni da prendere, senza voltarsi indietro. Per anni, Caterina Battilocchio ha raccontato i romanzi degli altri, spinta dalla passione per la scrittura. Ora, per la prima volta, esce un suo libro: la storia di un legame fortissimo tra una nipote e sua nonna, e il ritratto di una donna di oggi che si confronta con il passato della sua famiglia e di un'Italia difficile. Un esordio intenso e commovente che ci ricorda come le storie taciute continuino ad avere un'eco, persino nel silenzio.

Pane e cannoni

Pane e cannoni

Per trent'anni abbiamo creduto di vivere nell'era della globalizzazione: mercati aperti, catene produttive planetarie, cooperazione economica destinata a rendere la guerra sempre meno probabile. Quell'illusione è finita. Oggi l'economia parla il linguaggio delle strategie militari, e al tempo stesso la guerra torna a essere più «normale». Le nazioni combattono sempre con i missili e le portaerei, ma anche con dazi e sanzioni, il controllo di tecnologie strategiche, il dominio su risorse energetiche e materie prime critiche. Le catene di approvvigionamento diventano strumenti di pressione geopolitica. Le aziende private sono arruolate nella competizione tra potenze. I generali entrano nei consigli d'amministrazione e i governi tornano a fare politica industriale per difendere la sicurezza nazionale. È la nuova epoca della geoeconomia, dove commercio, tecnologia, finanza e potenza militare si fondono in un unico campo di battaglia. In questo libro Federico Rampini racconta come siamo arrivati a questa svolta storica e cosa significa per il futuro dell'Occidente. Spiega le nuove dimensioni della rivalità tra Stati Uniti e Cina, destinata a dominare il XXI secolo; perché la Russia resta una minaccia strategica; perché la corsa alle tecnologie decisive - intelligenza artificiale, energia, semiconduttori - determinerà i nuovi equilibri di potere e come è entrato in crisi il modello europeo, un continente che per decenni ha potuto permettersi il lusso del pacifismo perché altri garantivano la sua sicurezza. La storia non ha mai smesso di essere governata dai rapporti di forza. Oggi lo scopriamo di nuovo, mentre le guerre divampano, la capacità militare riemerge come ultima garanzia della libertà, e la sua assenza può risultare fatale. Perché, nel mondo che sta nascendo, pane e cannoni tornano a essere inseparabili: la prosperità economica e la sicurezza nazionale sono ormai due facce della stessa realtà. E ignorarlo è il più pericoloso degli errori.

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