Biblioteca Civica Bertoliana

Novità

La sera in cui Bobby non scese a giocare

La sera in cui Bobby non scese a giocare

Nell'Avana inquieta degli anni Cinquanta, attraversata dai primi fremiti della Rivoluzione, Mario conduce un'esistenza pacata, divisa tra il lavoro di orologiaio e le serate con l'anziano padre emigrato dalla Polonia. A spezzare lo scorrere dei giorni irrompe nella sua vita Regina Wender, una donna libera e affascinante, che in gioventù ha vissuto in Unione Sovietica e da allora, sostiene, è spiata dall'FBI. Regina è approdata a Cuba con il suo figlio geniale, quel Bobby Fischer che a dodici anni sta già facendo parlare di sé tutto il mondo degli scacchi, ed è venuto a sfidare i grandi maestri cubani. Un decennio dopo, nella Cuba di Fidel Castro, Bobby Fischer torna all'Avana in occasione delle Olimpiadi degli Scacchi. Ormai è un campione acclamato e Mario, che non ha mai smesso di pensare a Regina, spera che sia l'occasione per riallacciare i fili di un amore interrotto troppo presto. A fare da tramite dovrà essere, malgrado la sua timidezza, la giovane Miriam, una ragazza che di Bobby Fischer non sa quasi nulla ma che sembra perfetta per catturare l'attenzione di un americano «tutto cervello e sensibilità». Il loro incontro sboccerà in un amore proibito, breve ma indelebile, forse capace di segnare il destino di uno scacchista imprevedibile e di quello che negli anni Settanta passerà alla storia come il match del secolo... Attingendo ai ricordi della sua adolescenza, Mayra Montero intreccia il racconto di due passioni tormentate con quello di una città e dei suoi profondi cambiamenti. E ci mostra che, proprio come in una partita a scacchi, anche il corso di una vita spesso è deciso da una mossa mancata.

Il mondo esiste per renderci liberi

Il mondo esiste per renderci liberi

Essere vivi significa cambiare e trasformarsi continuamente. E se sedersi in meditazione può offrire uno strumento prezioso per imparare a osservare ciò che si muove al nostro interno, è il mondo esterno a offrire le reali occasioni di pratica. Rosenberg accompagna il lettore in un lungo viaggio nel senso profondo della pratica buddhista vipassanā. Una ricerca che ha guidato tutto il suo percorso, e che anche nella fase finale della sua esistenza non si accontenta di risposte definitive. L’arco della sua vita ha attraversato tutti i punti fondamentali dello sviluppo del buddhismo in Occidente. Da vero pioniere, ha fatto parte della prima generazione di ricercatori (insieme, tra gli altri, a Jon Kabat-Zinn, Jack Kornfield, Joseph Goldstein e Sharon Salzberg) che negli anni settanta del secolo scorso ha viaggiato nei templi e nei monasteri asiatici per studiare e diffondere gli insegnamenti buddhisti e dare loro una forma accessibile al mondo occidentale. Senza mai identificarsi nel ruolo del ‘maestro’ né mai rinunciare alla sua indole ironica, Rosenberg, che ha studiato con personalità come Thich Nhat Hanh, Ajahn Buddhadasa, Ajahn Chah, Ajahn Munindra e Jiddu Krishnamurti, è stato a sua volta punto di riferimento per molte generazioni di ricercatori. Nel 1985 ha fondato il Cambridge Insight Meditation Center (CIMC), centro nevralgico dell’insegnamento buddhista, nell’intento di costruire una comunità di praticanti in cui fosse possibile trovare un equilibrio vitale tra preservare l’autenticità degli insegnamenti e renderli adattabili alla vita contemporanea. In queste pagine vengono indagati i temi centrali della pratica: una pratica che non rimane sul cuscino di meditazione ma cammina tra le difficoltà e gli ostacoli del vivere quotidiano. L’arte della meditazione, l’osservazione del respiro, il ruolo dell’ascolto e del silenzio, il significato della conoscenza di sé, la natura della relazione, il lavoro con le emozioni difficili e l’incontro inevitabile con malattia, morte e lutto. Temi complessi trattati in modo semplice e concreto, con un’apparente leggerezza che riporta continuamente al significato essenziale della ricerca. Apre il libro un lungo saggio della sua allieva Madeline Drexler, che ricostruisce il percorso di Rosenberg e illumina aspetti della sua vita privata che si fondono in maniera significativa con la pratica.

Dalla maga alla macchina

Dalla maga alla macchina

Tra XVI e XVII secolo si compie il passaggio da un cosmo organico a una visione meccanicistica del mondo. La tradizione partenopea rappresenta un laboratorio privilegiato per osservare questa trasformazione delle immagini della 'natura', dove convivono persistenze vitalistiche e nuove influenze dei moderni, sullo sfondo del declino dell'aristotelismo. Attraverso figure come Giovan Battista Della Porta, Salvator Rosa, Fabio Colonna, Nicola Antonio Stigliola, Ferrante Imperato, Marco Aurelio Severino e Tommaso Cornelio emerge un intreccio di magia, scienza, arti e filosofia che moltiplica le rappresentazioni della natura: maga, strega, madre, matrigna, "fabra", macchina. In questa pluralità di prospettive, è possibile individuare un filo rosso: la rimanenza di un'irriducibile sporgenza vitale che segna la lenta e incerta ridefinizione dei confini tra una natura viva e una natura macchina. "L'arco croonologico preso in esame si dispiega dal 1558, anno della prima pubblicazione del De Magia Naturalis di Giovan Battista Della Porta, al 1663, data di pubblicazione dei Progymnasmata di Tommaso Cornelio.(...) Tra i capitoli che articoleranno il lavoro sono stati inseriti dei brevi intermezzi rivolti ad altre fonti non meno rilevanti quello sguardo inchiodato alla realtà e alla vita che caratterizza la cultura napoletana. Dalla natura demonica di Salvator Rosa alle rappresentazioni di Circe-Natura (...) sino alle rappresentazioni iconografiche e letterarie di una natura violenta - eruzioni, terremoti, ribellioni, peste - che colpì Napoli in quei decenni"

Newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti!