Biblioteca Civica Bertoliana

Novità

Play with me

Play with me

Garrett Andersen e Jennie Beckett non dovrebbero essere amici. Garrett è uno dei giocatori più amati della squadra di hockey di Vancouver. Talentuoso, dalla reputazione impeccabile, è il compagno di squadra che tutti vorrebbero avere accanto, sempre pronto a prendersi cura degli altri e a mettere chi ama al primo posto. Jennie Beckett, invece, è una ballerina professionista con il talento di attirare l’attenzione di un’intera sala e la capacità di tenere tutti a distanza con una battuta sarcastica. Non si lascia impressionare dalla fama di Garrett, né dal fatto che mezzo Paese sembri adorarlo. Dopotutto, lui è il compagno di squadra di suo fratello. Lei è la sorella del suo capitano. E tutti sanno che mescolare hockey e famiglia è una pessima idea. Eppure, tra messaggi notturni, battute private e una chimica impossibile da ignorare, Garrett finisce per diventare la persona che Jennie chiama quando ha bisogno di ridere, sfogarsi o semplicemente sentirsi capita. Quando la loro amicizia supera un confine che nessuno dei due aveva previsto, la soluzione sembra semplice: tenere tutto segreto e limitarsi a divertirsi. Nessun coinvolgimento. Nessuna aspettativa. Nessun rischio. Peccato che le regole siano molto più facili da stabilire che da rispettare. Più Garrett entra nel mondo di Jennie, più diventa impossibile ricordarsi che quello tra loro doveva essere soltanto un gioco. Ma Jennie Beckett è talmente facile da amare che il loro gioco, ormai, assomiglia pericolosamente alla realtà.

Lutto di miele

Lutto di miele

Il nuovo caso affidato al commissario Franck Sharko si dimostra complesso e inquietante fin dalla scena del crimine: all'interno del confessionale di una chiesa viene ritrovato il corpo di una donna, inginocchiata, nuda, completamente rasata e con alcuni esemplari di falena “sfinge testa di morto” posati sul capo. L'autopsia rivelerà che è deceduta a causa di una rarissima forma di malaria, trasmessa da zanzare che in Francia non esistono. Gli insetti sono solo il primo di una serie di lugubri elementi che si riveleranno parte del dissennato piano ordito dall'assassino, e Sharko, insieme all'équipe del 36, si troverà coinvolto in una macabra caccia al tesoro nella speranza, vana, di evitare ulteriori omicidi. Ma il filo conduttore tracciato dal colpevole arriva a coinvolgere i peccati capitali e le trombe dell'Apocalisse, alla ricerca di una vendetta antica i cui germi si annidano nel cuore delle Alpi. Sharko, dolorosamente segnato dalla tragica perdita della moglie e della figlia, dovrà sfidare il passato per riuscire a sventare una carneficina, e la risoluzione del caso assumerà ben presto i contorni di una discesa agli inferi: per riemergere dall'orrore sarà costretto a salvare anche se stesso. Dopo 1991 e Treno infernale per l'Angelo rosso, una nuova indagine del commissario Sharko, nella sua prima traduzione italiana. Tra squallidi bassifondi parigini e perturbanti abissi di corruzione, anche il lettore verrà intrappolato nell'intricata ragnatela intessuta dalla mente dell'assassino.

Theo da Golden e la forma della felicità

Theo da Golden e la forma della felicità

In una mattina di primavera, un uomo molto anziano arriva a Golden, una piccola cittadina del sud degli Stati Uniti. Nessuno sa chi sia né da dove venga. Elegante ed enigmatico, dice soltanto di chiamarsi Theo e accenna vagamente a degli ‘affari da sistemare'. Quando entra in una caffetteria del centro, scopre una galleria di novantadue ritratti a matita appesi alle pareti. Sono i volti degli abitanti di Golden, disegnati con straordinaria delicatezza da un artista locale. Ne rimane incantato e matura un'idea semplice quanto radicale: acquistarli tutti e, uno a uno, restituirli ai loro ‘legittimi proprietari'. Da quel momento, questa diventa la sua missione. Allo sguardo di Theo non sfugge niente: osserva, ascolta, riconosce negli altri le cicatrici invisibili che la vita lascia dietro di sé. E così ogni consegna si trasforma in un incontro capace di imprimere un segno profondo. Nascono amicizie inattese, vecchie ferite cominciano a rimarginarsi, persone abituate a sentirsi ignorate si scoprono finalmente accolte. Giorno dopo giorno, Theo risveglia emozioni dimenticate e intreccia i destini di una comunità intera, dimostrando che essere gentili, senza aspettarsi niente in cambio, è l'atto più rivoluzionario del nostro tempo. Ma il romanzo non si ferma solo a questo: ci sono un mistero da risolvere, un legame lontano, un destino che si deve compiere senza lasciare tracce... Inno al potere dell'empatia e dei gesti senza clamore, Theo da Golden è un romanzo corale e toccante, ricco di personaggi indimenticabili, di amore e di condivisione. Un personaggio che riporta fiducia nell'umanità e che ci ricorda quanto la cura dell'altro restituisca pienezza al significato della vita.

Il sole nelle pozzanghere

Il sole nelle pozzanghere

Ogni oggetto custodisce una storia. Ci ha visti amare, piangere, stringerci a qualcuno, restare soli. Gli oggetti che ci sono appartenuti sanno chi siamo stati o chi siamo, e se potessero parlare racconterebbero la verità su di noi. Forse per questo, a volte, ce ne sbarazziamo. Ma c'è un signore capace di ascoltarli. Di sentire, nella loro voce, il concerto del mondo. È lui il protagonista di questo romanzo. Il signor Pi apre sempre alle otto e dieci del mattino, mai alle otto in punto, perché dice che le cose importanti hanno bisogno di qualche minuto di ritardo per farsi desiderare. Il suo negozio sta in una via piccola, laterale, e sull’insegna c’è scritto solo «Rigattiere». Il mestiere del signor Pi è recuperare oggetti usati, rotti o difettosi, per rimetterli in circolo: e sí, per lui è una cosa importante. Perché sa che ciascuno di questi oggetti porta con sé un carico affettivo, la traccia delle famiglie, delle stanze in cui ha vissuto, delle relazioni cui ha partecipato, come dono, scenario, o come semplice testimone: cucine, orologi, cartelle, chitarre, orecchini… Sa che questi oggetti contengono sogni, desideri realizzati oppure no, amori finiti, parenti perduti, una memoria che non si può cancellare. Sa che, in fondo, tutti siamo «la storia abbandonata di qualcun altro». Quando tocca quelle cose, al signor Pi sembra di sentire la storia che racchiudono. Ed ecco che in questo romanzo fiabesco eppure pieno di vita vera – pieno di tutte le nostre vite, che leggendo riconosciamo – si dipana un universo variegato di voci e personaggi, che davanti al suo bancone si incrociano, intrecciandosi. Il negozio diventa cosí un luogo per le seconde occasioni. Non soltanto per gli oggetti, ma anche per coloro che, con i propri rimpianti e ferite, lo frequentano. Compreso il signor Pi.

Serenata salentina

Serenata salentina

A quarantadue anni, Gabriella ha scoperto sulla propria pelle che il vissero felici e contenti è una grande bugia. Tradita dal marito per un'altra donna, e con i due adorati figli in vacanza, si ritrova in una casa all'improvviso vuota. In quell'estate torrida, non sa ancora che la salvezza l'aspetta su una panchina del parco: lì incontra Giulia, attrice intrappolata in un amore bugiardo, e Marta, che porta nel cuore un distacco lacerante dai figli. A loro si uniranno Teresa, in cerca di respiro dopo una tragedia, e Luana, una vicequestora con una verità inconfessabile che la lega a doppio filo proprio a Gabriella. Basta poco perché le loro solitudini si trasformino in un'alleanza. Quando Giulia decide di raggiungere l'amante per affrontarlo e mettere fine al suo inganno, queste cinque amiche per caso sfidano la sorte con un viaggio improvvisato verso il Salento. Tra il bianco delle masserie, il canto delle cicale e le acque turchesi della Puglia, quella che nasce come una spedizione di supporto diventerà un'avventura indimenticabile e un vero patto di sorellanza. In quella terra baciata dal sole, sulle note di un'antica serenata in grico, Gabriella e le sue compagne scopriranno che la fine di una storia può essere il preludio di un'estate straordinaria. Catena Fiorello Galeano firma un romanzo luminoso sul coraggio di perdonarsi e ricominciare. Un inno all'amicizia femminile: quella forza invisibile capace di trasformare le cicatrici in ali per tornare a volare.

La notte nel cuore

La notte nel cuore

Nathacha, Emma e Chahinez hanno attraversato la notte più nera, quella in cui l'amore diventa controllo, possesso, annientamento. Tutte e tre hanno provato a fuggire dai loro compagni violenti, per salvarsi. Solo una può raccontarlo. "La notte nel cuore" ci parla con una voce piena di forza, urgenza e poesia. Una voce che è necessario ascoltare. «Nathacha Appanah ha trovato le parole per dire l'impronunciabile, mostrando così la forza della letteratura» («Elle») Nel maggio 2021 Nathacha Appanah apprende dell'omicidio della giovane Chahinez Daoud, avvenuto a Mérignac, nei pressi di Bordeaux. L'ex marito l'ha spiata, inseguita, braccata, le ha sparato alle gambe e l'ha bruciata viva in strada, a pochi metri da casa sua. La morte di Chahinez risveglia in Appanah un dolore che viene da lontano: la perdita della cugina Emma, brutalmente assassinata dal marito a Mauritius nel 2000. E riapre una ferita personale, profonda. È una storia che l'autrice non ha mai raccontato, a cui ha evitato di pensare a lungo. Una storia che adesso bisogna scrivere. Perché per poter restituire la voce a Emma e Chahinez, condannate per sempre al silenzio, Appanah deve partire da sé stessa, da quella ragazza che dai diciassette ai venticinque anni ha avuto una relazione con un uomo geloso, possessivo, violento, che l'ha abbindolata, isolata da tutti, piegata, asservita. E quasi uccisa. Appanah si affida a queste pagine ripercorrendo la propria esperienza, mentre ricostruisce le esistenze di Emma, moglie e madre imprigionata in un matrimonio senza via d'uscita, e di Chahinez, che aveva avuto la forza di divorziare, di ricominciare, di lasciare l'Algeria sperando in un futuro migliore per sé e i figli in Francia. A queste donne, oppresse dal controllo di uomini incapaci di rispettare le loro scelte e la loro indipendenza, Appanah dedica la sua lotta contro l'oblio che troppo spesso circonda i femminicidi. Capitolo dopo capitolo, esamina le narrazioni della stampa, della giustizia, dei colpevoli, riferisce i ricordi di famigliari e amici, analizza le dinamiche della violenza cercando di portare alla luce il meccanismo fatale in cui sono rimaste intrappolate Emma e Chahinez. Con parole limpide, precise, di una bellezza struggente, Nathacha Appanah intreccia la sua verità a quella di Emma e Chahinez, attraversando la notte che nei loro cuori ha preso il posto dell'amore.

Il tempo dei semplici

Il tempo dei semplici

In questo romanzo di confine un figlio racconta i suoi genitori – la loro fragilità, la loro forza, la loro irriducibile tenerezza – prima che il tempo li porti via. Li guarda splendere mentre si fanno vecchi, nel cuore di una Trieste periferica stretta tra la città imperiale e le selve balcaniche. Ma il vero fuoco di queste pagine non è la vecchiaia né la fine: è la vita che le ha precedute e che ancora pulsa. L’epopea quotidiana di due persone semplici che contengono in sé un universo. Dopo aver cantato in modo originale e potente la fine dell’amore coniugale ne “I dieci passi dell’addio”, Luigi Nacci affronta ora un’altra forma di addio: quello, struggente, di un figlio ai propri genitori ancora in vita. Si entra nella lettura in punta di piedi, si attraversano uno dopo l’altro i capitoli brevi e fulminanti trascinati dalla forza della scrittura, e sempre in punta di piedi si arriva alla fine. Commossi. “Il tempo dei semplici” è «il libro del figlio»: il canto della vulnerabilità, alimentato dal desiderio di salvare tutto ciò che di limpido e saggio può essere salvato in una famiglia sul punto di sgretolarsi; il canto dell’amore che si oppone come una diga alla malattia e al tempo. A raccontare in prima persona è proprio il figlio, che guarda i suoi genitori – immigrato da un Sud povero lui, triestina di un quartiere altrettanto povero lei – invecchiare. Loro si amano, loro lo amano, lui li ama, la vita è tenace ma la fine è inevitabile. La madre che inizia a comprare i ravioli al supermercato anziché farli in casa, il padre che una volta aggiustava tutto e ora si arrende al cospetto delle cose rotte. «Non ne comprano di nuove, – dice il figlio. – La casa è piena di cose vecchie e rotte. A volte penso che le cose, per farsi sacre, debbano prima rompersi». Eppure è la bellezza a rischiarare ogni gesto: il padre e la madre che salutano il figlio dalla finestra brillando come una stella sola o che fanno mille chilometri per contemplare insieme il tramonto su una panchina, il padre che sposta le lumache nel parcheggio per salvarle o la madre che prende i suoi capelli caduti e li trasforma in coriandoli. Perché anche nell’approssimarsi della fine possiamo splendere. Come in un film muto che di colpo acquista la parola, Nacci ci fa vedere Trieste e le terre che la circondano e quelle ancora più lontane con gli occhi dei semplici: il padre mandato in caserme di confine senza acqua o elettricità, la madre che ha preso solo due treni in tutta la vita, lo zio portuale che cerca la verità nelle osterie, o i ragazzini – figli di istriani, di slavi, di meridionali, di rom – che non hanno mai letto una pagina di Svevo o messo piede su una barca ma sanno riparare un carburatore con la bora a 100 km/h. È la Trieste degli ultimi che si nasconde dentro la Trieste dei fasti mitteleuropei. Un confine dentro il confine. Un margine che può illuminarci, se lo sappiamo guardare.

Newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti!