Biblioteca Civica Bertoliana

Novità

Nessuna via d'uscita

Nessuna via d'uscita

L'avvocato Haller torna con un caso più attuale che mai: una causa contro un colosso dell'Intelligenza Artificiale, che potrebbe essere responsabile dell'omicidio di una ragazzina. Dopo il suo percorso di "rinascita", Mickey Haller prende una nuova direzione e si dedica a un caso d'interesse pubblico, intentando una causa civile contro una società di Intelligenza Artificiale il cui chatbot avrebbe suggerito a un sedicenne di uccidere la sua ex ragazza perché lo aveva tradito. Rappresentando la famiglia della vittima, Mickey esplora il mondo dell'IA, in rapida espansione e in gran parte non regolamentato. Durante il processo, lo affianca il giornalista Jack McEvoy che vorrebbe assistere in silenzio per scrivere un libro sul caso. Ma Mickey lo mette subito al lavoro, affidandogli l'analisi della montagna di documenti emersi durante la fase di ricerca delle prove. Le indagini di McEvoy portano alla scoperta del testimone chiave: un informatore che fino ad allora aveva avuto troppa paura per parlare. Il caso è estremamente pericoloso, perché in gioco ci sono miliardi di dollari. Si dice che le macchine abbiano superato l'intelligenza umana nel 1997, quando il Deep Blue dell'IBM ebbe la meglio sul maestro di scacchi Garry Kasparov con una mossa chiamata "il sacrificio del cavallo". Haller adotterà una strategia simile in tribunale per cercare di sconfiggere le immense forze dell'industria dell'IA schierate contro di lui e i suoi clienti.

Come uccidere un ragazzo in 10 appuntamenti

Come uccidere un ragazzo in 10 appuntamenti

Quando Jamie Prescott e la sua migliore amica Laurie decidono di partecipare a una serata di speed dating, le aspettative sono bassissime: una sfilza di uomini mediocri, conversazioni imbarazzanti e qualche risata. Di certo non avrebbero mai immaginato che, durante una manciata di minuti di un improvviso blackout, uno degli appuntamenti di Jamie sarebbe finito sgozzato e l'evento si sarebbe trasformato in un incubo. Quando le luci si riaccendono, ci sono altri corpi a terra e tutte le porte sono bloccate. Ciò significa che sono intrappolate nel locale con un serial killer. Da brava cinefila, Jamie conosce alla perfezione le regole dei suoi due generi preferiti: le commedie romantiche e gli horror slasher. Sa che le dichiarazioni d'amore migliori avvengono sotto la pioggia e che non si corre mai su per le scale quando si è inseguiti da un assassino armato di coltello. Ora deve sperare che tutto il suo studio la aiuti a trovare la chiave per uscire viva da questa situazione. Il problema è che non riesce a rimanere concentrata sull'unico vero obiettivo - non farsi uccidere - e continua a distrarsi per colpa di uno o due ragazzi decisamente attraenti. E se uno di loro fosse proprio il killer? Ops. Prendete l'umorismo e la tensione sessuale di Butcher & Blackbird o di un romanzo di Ali Hazelwood, mescolateli con il sangue e il ritmo serrato dell'ultimo Scream e otterrete Come uccidere un ragazzo in dieci appuntamenti: un horror-romance ironico, sensuale e spaventoso al punto giusto, che difende la tenace speranza che il romanticismo non sia morto... o almeno non ancora.

Il tempo dei semplici

Il tempo dei semplici

In questo romanzo di confine un figlio racconta i suoi genitori – la loro fragilità, la loro forza, la loro irriducibile tenerezza – prima che il tempo li porti via. Li guarda splendere mentre si fanno vecchi, nel cuore di una Trieste periferica stretta tra la città imperiale e le selve balcaniche. Ma il vero fuoco di queste pagine non è la vecchiaia né la fine: è la vita che le ha precedute e che ancora pulsa. L’epopea quotidiana di due persone semplici che contengono in sé un universo. Dopo aver cantato in modo originale e potente la fine dell’amore coniugale ne “I dieci passi dell’addio”, Luigi Nacci affronta ora un’altra forma di addio: quello, struggente, di un figlio ai propri genitori ancora in vita. Si entra nella lettura in punta di piedi, si attraversano uno dopo l’altro i capitoli brevi e fulminanti trascinati dalla forza della scrittura, e sempre in punta di piedi si arriva alla fine. Commossi. “Il tempo dei semplici” è «il libro del figlio»: il canto della vulnerabilità, alimentato dal desiderio di salvare tutto ciò che di limpido e saggio può essere salvato in una famiglia sul punto di sgretolarsi; il canto dell’amore che si oppone come una diga alla malattia e al tempo. A raccontare in prima persona è proprio il figlio, che guarda i suoi genitori – immigrato da un Sud povero lui, triestina di un quartiere altrettanto povero lei – invecchiare. Loro si amano, loro lo amano, lui li ama, la vita è tenace ma la fine è inevitabile. La madre che inizia a comprare i ravioli al supermercato anziché farli in casa, il padre che una volta aggiustava tutto e ora si arrende al cospetto delle cose rotte. «Non ne comprano di nuove, – dice il figlio. – La casa è piena di cose vecchie e rotte. A volte penso che le cose, per farsi sacre, debbano prima rompersi». Eppure è la bellezza a rischiarare ogni gesto: il padre e la madre che salutano il figlio dalla finestra brillando come una stella sola o che fanno mille chilometri per contemplare insieme il tramonto su una panchina, il padre che sposta le lumache nel parcheggio per salvarle o la madre che prende i suoi capelli caduti e li trasforma in coriandoli. Perché anche nell’approssimarsi della fine possiamo splendere. Come in un film muto che di colpo acquista la parola, Nacci ci fa vedere Trieste e le terre che la circondano e quelle ancora più lontane con gli occhi dei semplici: il padre mandato in caserme di confine senza acqua o elettricità, la madre che ha preso solo due treni in tutta la vita, lo zio portuale che cerca la verità nelle osterie, o i ragazzini – figli di istriani, di slavi, di meridionali, di rom – che non hanno mai letto una pagina di Svevo o messo piede su una barca ma sanno riparare un carburatore con la bora a 100 km/h. È la Trieste degli ultimi che si nasconde dentro la Trieste dei fasti mitteleuropei. Un confine dentro il confine. Un margine che può illuminarci, se lo sappiamo guardare.

Tre nomi

Tre nomi

Mentre fuori il vento spezza i rami degli alberi, il pianto di un neonato riempie di vita la stanza. È nato il figlio di Cora e lei, finalmente, può cullarlo. Ma non è solo una notte di nascita e tempesta. È una notte di decisioni. Il bambino ha bisogno di un nome, ma Cora esita. La scelta più semplice sarebbe chiamarlo Gordon. Il nome del padre, e di tutti i maschi della famiglia. Il nome che il marito vorrebbe imporle. Eppure, Cora sente che non è la decisione giusta. Potrebbe chiamarlo Julian, un nome che le è sempre piaciuto per il suo significato: Padre del cielo. O accontentare la primogenita Maia che le ha suggerito Bear. Il mattino dopo, la bufera è passata. Cora, invece, sente ancora infuriare dentro di sé lo stesso vento che ha messo sottosopra la città. Mentre va all'anagrafe, ferma il passeggino sotto una quercia e stringe forte la mano di Maia. Gordon, Julian, Bear. Cora deve decidere se assecondare la volontà di suo marito o ribellarsi. In tre scenari alternati, la madre dà al figlio un nome diverso. Una scelta che comporta tre vite differenti. Una decisione che innesca infinite possibilità. Perché un nome non è mai soltanto un nome. Può essere dono, eredità, promessa; oppure trasformarsi in vincolo, marchio, condanna. Può proteggere o ferire. Può esprimere amore o potere. E può cambiare un'intera esistenza. Da mesi, Tre nomi è ai vertici delle classifiche inglesi. Ha conquistato la critica più autorevole, i librai, che l'hanno scelto come libro dell'anno, e soprattutto i lettori, che lo hanno amato scatenando un passaparola inarrestabile. Questo romanzo ci spinge a riflettere sulle conseguenze delle nostre scelte e su come il nome dato a un bambino possa influire sul suo futuro. Con una scrittura intensa e coraggiosa, Florence Knapp ci trascina in una vicenda insieme intima e universale: il coraggio di prendersi le proprie responsabilità, la felicità della condivisione, la forza dei legami.

Baciami al Caffè Napoli

Baciami al Caffè Napoli

Tra i vicoli di Napoli c'è un luogo molto speciale, una bottega di rigattiere che l'entusiasmo di tre giovani donne ha trasformato in un tempio del vintage. Al Caffè Napoli ogni oggetto è scelto con cura e i clienti passano ore a curiosare, avvolti nel confortante profumo della cuccuma sul fornello. Ma le sfide, per le vulcaniche Lidia, Alice e Mila non finiscono mai. La prossima? Trasformare il negozio in un punto di ritrovo per gli artisti locali. Così, una volta al mese, organizzano un particolare speed date, durante il quale pittori, scultori, scrittori e poeti si conoscono e fanno rete. Se l'idea dell'appuntamento al buio con l'artista è venuta a Mila, quella di soprannominarlo "spritz date" è stata di Lidia, in onore degli anni trascorsi a Trieste. La bottega funziona così bene che le tre proprietarie decidono di assumere un'aiutante. A rispondere all'annuncio è Amanda, una giovane pittrice fiorentina con il curriculum ideale e uno spiccato senso estetico. Finalmente Lidia e Alice avranno più tempo per viaggiare alla ricerca di nuovi pezzi e per stare con le loro bambine, nate a pochi mesi di distanza. Mila, invece, potrà dedicarsi anima e corpo alle sue mostre di fotografia. Sembra tutto perfetto, peccato solo che Amanda resti sulle sue e abbia poca voglia di parlare del passato... Per fortuna al Caffè Napoli ogni segreto può trasformarsi in un'occasione preziosa per rinsaldare legami di amicizia, stabilire nuovi equilibri familiari, persino coronare un amore.

La malarema

La malarema

Sicilia, 1894. Rossella osserva sua madre immergersi nell'azzurro per raggiungere sul fondale la Pinna nobilis, il mollusco che produce la seta del mare. Le donne della sua vita raccolgono il bisso da generazioni. Lei è la più piccola, la più amata, e le sue giornate sono scandite dalla musica delle onde che scivolano sulla sabbia. Un giorno, però, accade qualcosa di irraccontabile. Rossella osserva, dalla riva, una vita che si spezza. La gola si chiude per lo spavento e la sua voce scompare. Anni dopo, in una città dell'entroterra, la ragazza trascorre il tempo che le resta tra le mura dell'Opera pia, una struttura per "donne traviate" gestita da suore severe e austere. Lì ha trovato una casa fredda e inospitale, dopo essere stata scambiata per un'adultera in fuga. Ha imparato ad amare la sua prigione, che è un mondo in miniatura, più appartato delle vie della città. Priva della voce, spaventata dall'ambiente esterno, nasconde nei recessi della sua memoria il ricordo del giorno in cui la sua famiglia si è sgretolata per sempre. Ma sa che verrà il tempo di rivedere il mare, l'azzurro che le riempiva gli occhi e l'anima, e affrontare il passato che le ha tolto la parola. Dopo aver raccontato l'antica storia delle formichelle della Costiera amalfitana, Alessia Castellini approda nella sua isola, la Sicilia, e riprende l'affascinante tradizione delle raccoglitrici di bisso. "La malarema" è un romanzo che fonde storia, poesia e denuncia sociale con un tono autentico e una lingua che parla di paesi lontani e del mare del Sud.

La cartomante di Versailles

La cartomante di Versailles

Mentre Parigi è scossa dalla Rivoluzione, una giovane donna diventerà l'unica speranza di salvezza per il trono di Francia. Giovane orfana dall'animo ribelle, Marie-Anne-Adélaïde Lenormand ha sempre coltivato in segreto un dono speciale: percepire il futuro delle persone. Ma ora è il suo, di futuro, a essere un'incognita. Dopo essere stata espulsa dall'istituto in cui è cresciuta, e per sottrarsi a un matrimonio combinato dal patrigno, Adéla?de fugge a Parigi, dove, grazie al suo talento e alla protezione della zia, stimata modista dell'aristocrazia, riesce a farsi notare da alcune figure chiave della corte di Versailles, fino a essere ammessa alla presenza di sua maestà Maria Antonietta. Disperata per la salute cagionevole del suo primogenito, la regina trova conforto nella lettura dei tarocchi e subito include Adélaïde nella cerchia ristretta di cortigiani al suo servizio, come cartomante di fiducia. Un'ascesa vertiginosa, che rende l'indovina celebre in tutta Parigi, al punto che alla sua porta si presentano varie donne per proporsi come assistenti. E una di loro colpisce subito Adéla?de. Scappata dall'Irlanda per amore, Caitlín Molloy è come lei una ragazza indipendente, sfrontata, coraggiosa. Ben presto Adélaïde e Caitlín non solo diventano socie, ma tra loro s'instaura un rapporto di profonda complicità e amicizia. I tempi però sono inquieti e tutto sta per cambiare. Quando la Rivoluzione divampa, le due donne si ritrovano su fronti opposti. Caitlín, spia al servizio dei giacobini, trama per abbattere la monarchia, mentre Adélaïde rimane fedele alla regina e non esiterà a mettere la sua stessa vita in pericolo per salvare dalla furia omicida l'erede al trono di Francia… Ispirato alla storia vera di Marie-Anne-Adélaïde Lenormand, questo romanzo ci apre le porte della corte francese alla vigilia della Rivoluzione, un mondo di chiaroscuri ed eccessi segnato da segreti, ambiguità e tradimenti, dove due donne cercheranno il loro riscatto personale. Due donne divise dagli eventi, eppure unite dal bruciante desiderio di essere padrone del proprio destino.

Le sorelle in giallo

Le sorelle in giallo

Quattro ragazze in fuga. Una città che divora. Un bar chiamato Lemon. Una storia impossibile da dimenticare. Nella cornice della vita notturna di Tokyo negli anni Novanta e delle realtà criminali che coinvolgono gli strati sociali più poveri della società giapponese, quattro amiche combattono per la propria libertà, indipendenza e sopravvivenza. Un romanzo elettrizzante che tratteggia vividi ritratti femminili ed esplora, da varie prospettive, il rapporto tra fatti e memoria, tra vittima e carnefice, tra individuo e società. Hana ha quarant’anni e, mentre la pandemia di Covid-19 sta per abbattersi sul mondo, viene a sapere per caso che Kimiko, la sua Kimiko, è finita nei guai con la giustizia. La notizia la riporta a quando adolescente, cresciuta senza padre, confinata con sua madre in un minuscolo alloggio popolare nella periferia di Tokyo, tormentata dalle ristrettezze economiche e da un generale senso di insicurezza, aveva incontrato per la prima volta Kimiko, un’adulta che però sapeva parlare la lingua dei giovani e prendersi cura degli altri, un faro di speranza nel grigio mondo di Hana. Insieme aprono il Lemon, un bar che, nonostante l’ambiente un po’ malandato e la clientela a tratti equivoca, diventa per Hana un rifugio e un’occasione di riscatto. E quando il destino mette sulla sua strada Ran e Momoko, altre due ragazze un po’ ammaccate dalla vita, Hana improvvisamente sente di avere un lavoro che ama, sorelle con cui condividere le sue giornate e la scintillante promessa di un futuro economicamente sicuro. Si sente benedetta dalla fortuna. Si sente invincibile. Ma nella Tokyo notturna degli anni Novanta nulla è come sembra e presto tutte le speranze, l’ottimismo e la determinazione di Hana verranno messi a dura prova.

L'idiota di famiglia

L'idiota di famiglia

Igor ha da poco oltrepassato la soglia dei quarant’anni, vive a Roma con la fidanzata Marta e un gatto, e si guadagna da vivere con le parole. È un traduttore, passa le sue giornate chino sulla scrivania traducendo operette perlopiù trascurabili quando non proprio impresentabili, eccezion fatta per il sommo Badwalds – «che il Signore me lo preservi» –, autore di culto di cui è diventato, un po’ per caso, la voce italiana. Marta, abbandonata la carriera accademica dopo una cocente delusione, si è da poco reinventata saggista femminista, ha all’attivo un paio di libri ed è lanciatissima sulla scena editoriale. Le giornate di Igor si somigliano un po’ tutte, almeno finché le frustrazioni del traduttore e le invidie del fidanzato devono farsi da parte per fronteggiare una crisi più urgente. Un messaggio della sorella Ester lo informa che il padre sta perdendo lucidità. La demenza senile avanza implacabile e presto tutto ciò che rimane dell’altero Franco Nieri – soprannominato Herr Professor, sosia di Adorno e severo teorico post-marxista – sono pochi balbettii e un’infinità di ricordi. Igor, tornato a Viareggio, affronta la crisi familiare, rimettendo insieme i brandelli di una vita intera, quella di Herr, una vita di ambizioni frustrate e sogni politici irrealizzati. Con sarcasmo brillante e ironia pungente, tra pagine comiche e passaggi commoventi, Ferrari ci porta di nuovo a Viareggio, questa volta per affrontare il rapporto tra padri e figli, le incomprensioni, i conflitti, gli affetti. E per farlo ci trascina nelle esilaranti storture del mondo editoriale, raccontandoci il disagio di una generazione un po’ sghemba, in un romanzo stratificato che è a un tempo romanzo politico, satira e romanzo di formazione.

Le ragazze sono andate via

Le ragazze sono andate via

Modena, 1989. Un gruppo di ragazze si abbraccia nella foto di classe. Sono tutte bellissime nelle loro magliette con le spalline, i jeans chiari e le Superga ai piedi, le dita sporche dell'inchiostro con cui hanno appena firmato le dediche sul diario. Sorridono, mentre si affacciano a un domani pieno di promesse: l'estate è dietro l'angolo, c'è l'università da immaginare, la provincia da lasciarsi alle spalle per scoprire finalmente il mondo. Nello scatto, però, ne manca una. Si è persa? Qualcuno le ha fatto del male? In quegli anni Modena è una città cattiva: l'eroina ha invaso le strade, le ragazze non sono più al sicuro. Anche quelle che la città la conoscono come le loro tasche, quelle che sanno che in certi posti non possono più starci, specialmente quando fa buio. Simona pensa solo a quando sarà grande abbastanza per andarsene lontano, dietro la sua incrollabile ambizione. Federica se ne va in giro con le cuffie sulle orecchie, gli U2 a tutto volume per non sentire l'eco delle liti fra i genitori. Arianna resta ferma alla stazione degli autobus, con quegli amici che a sua madre non sono mai piaciuti, il blocco da disegno sempre nello zaino. Tutte e tre sono alle prese con la difficoltà di diventare adulte in un mondo pronto a lasciare indietro le sue figlie più fragili. Giulia Fazzi esplora il lato oscuro della provincia italiana in un romanzo corale, che dà voce alle ragazze, ai loro sogni, alle loro paure. Una storia dolce e crudele, come solo la giovinezza sa essere.

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