Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza

Città di Vicenza

 



Attività

 Signa tabellionum ma non solo:

profili e maniculae,

sottolineature e altri segni negli antichi documenti della Biblioteca Bertoliana

 

Nell’antica Roma gli scribi pubblici, esperti di materie giuridiche e spesso con funzioni ufficiali, erano chiamati tabellioni. Il termine deriva da tabella, una piccola tavola, di solito in legno, che recava iscrizioni o figure incise. Particolare esempio di tavoletta era quella spalmata di cera su cui gli antichi Romani scrivevano usando lo stilo. Nell’Alto Medioevo il termine tabellioni designava i notai che avevano l’incarico di redigere e conservare gli atti giudiziali e privati. Il signum tabellionis pertanto, indica il segno che i notai apponevano prima della loro sottoscrizione, a garanzia di autenticità.

La Biblioteca Bertoliana a motivo dell’abbondante presenza di atti notarili, sia pubblici, sia privati, conservati nei diversi archivi, può testimoniare la variegata e curiosa pratica dei signa tabellionum. Uno diverso dall’altro, erano il marchio distintivo di ogni singolo notaio. In alcuni casi presentano delle piccole varianti, alcune sicuramente dovute al fatto di essere segni manoscritti, altre non riconducibili al disegno, quanto piuttosto a una probabile evoluzione del segno stesso.

Anche a Vicenza il collegio dei notai era una delle corporazioni più importanti, di cui si ha notizia già nel 1264 quando viene citata negli statuti del Comune. Uno dei documenti in bacheca, datato 1263, conferma tale presenza in città. Secondo Domenico Bortolan la fraglia aveva sede in una casa nella stradella dei nodari dove era conservato lo scrigno con gli atti del Collegio e gli Statuti; oggi li possiamo osservare esposti in bacheca.

Spesso i documenti notarili presentano anche altri segni particolari quali, ad esempio, il chrismon, vale a dire il monogramma del nome di Cristo che, nel Medioevo, era posto all’inizio del testo. Era costituito o dal monogramma costantiniano o da una J e una C variamente intrecciate, oppure da una grande C ornata in modi diversi. Fu utilizzato nella cancelleria pontificia fino all’XI secolo, quando Gregorio VII lo abolì; nella cancelleria imperiale il suo uso è attestato fino ai tempi di Ottone IV (XIII secolo). Accanto a questi segni istituzionali non è raro trovare ulteriori tracce manoscritte, soprattutto quando si ha a che fare con registri dove, di seguito, sono trascritti molti documenti diversi, ciascuno con il proprio signum tabellionis. È il caso della manina o manicula, segno grafico che rappresenta una mano con l’indice teso per richiamare l’attenzione del lettore su un particolare punto del testo.

Nota di colore è la singolare prassi di sottolineatura verticale, posta su uno o entrambi i margini del testo, interrotta da profili umani dai lunghi nasi, quasi si trattasse di una maschera ripetuta più volte, che creano movimento e attirano l’attenzione del lettore e, vorremmo pensare, distraggono per un momento dal contenuto tecnico-giuridico del documento.

 

Sergio Merlo

 

 
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