Archivio Scrittori Vicentini
Antonio Barolini
Nato a Vicenza il 29 maggio 1910, Antonio Barolini fu un poeta e romanziere dotato di una vena calda e originale. Pietro Pancarzi, recensendo nel 1942 Il meraviglioso giardino, ne individuò efficacemente il carattere di "poeta moderno ma non alla moda". Durante la giovinezza, tutt'altro che spensierata, Barolini coltivò da subito una intensa vocazione letteraria. Nel 1930 aveva già composto il suo primo romanzo La memoria di Stefano che vide la luce solo nel 1943, prima prova narrativa di uno scrittore già noto in città per i suoi versi. Nel 1938, infatti, aveva stampato il libello di poesie La gaia gioventù e altri versi agli amici, che, ripubblicato nel 1954, attirò l'attenzione critica di Pier Paolo Pasolini. Nel luglio del 1943, dopo la caduta del fascismo, quando fu necessario trovare qualcuno di non compromesso con il Regime per dirigere il nuovo «Il Giornale di Vicenza», il nome di Barolini riscosse equanime consenso. Nel breve spazio dei "45 giorni badogliani", Barolini tentò di traghettare la ex «Vedetta fascista» verso una forma di moderata apertura in senso democratico. Ciò gli costò una condanna a 15 anni di reclusione comminatagli da un tribunale della neonata Repubblica Sociale.
. Per sottrarsi al carcere si nascose a Venezia fino alla fine della guerra.
Nell'immediato dopoguerra visse a Milano dove conobbe e sposò Helen Mollica e da cui ebbe tre figlie, Linda, Susanna e Nicoletta. L'impegno giornalistico lo assorbì pienamente. Notato nel 1953 da Adriano Olivetti fu mandato come inviato negli USA dove vi rimase ininterrottamente fino al 1965. L'esperienza americana coincise con una rinnovata stagione creativa. Sono di quegli anni la raccolta di poesie Elegie di Croton ( 1959), Poesie alla madre (1960) e il felice ritorno alla narrativa con la pubblicazione de La lunga pazzia, cui seguirono, una volta rientrato in Italia, Le notti della paura (1967) L'ultima contessa di famiglia (1968), La memoria di Stefano (1969). Barolini, temperamento inquieto connotato da fortissimi tensioni religiose, si spense a Roma il 21 gennaio 1971.
Descrizione del fondo
Il fondo relativo ad Antonio Barolini è costituito da 21 buste. Presenti i dattiloscritti dei romanzi con correzioni autografe, poesie edite ed inedite. Al nucleo letterario si affianca un cospicuo fondo che testimonia l'intensa collaborazione di Barolini con riviste letterarie e quotidiani nazionali e con la RAI. Interessante pure il carteggio intrattenuto con importanti personalità della cultura e della politica italiana degli anni Sessanta e Settanta tra cui Rumor, Spadolini, Betocchi e Spaziani e la corrispondenza con il cardinale Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano, attraverso la quale si può cogliere tutto il travaglio religioso di Barolini e il suo sincero desiderio di rinnovamento della Chiesa. Particolarmente copiosi i carteggi con Max Ascoli e Giose Rimanelli. Di rilievo anche la corrispondenza privata con la famiglia.
A DISPOSIZIONE UN INVENTARIO A STAMPA DELL'ARCHIVIO.
[Donatore: Helen Mollica Barolini, 1984-1999].
vedi altra documentazione su Antonio Barolini in formato pdf