DONAZIONI
Dovette apparire non poco imbarazzato l'abate Andrea Capparozzo l'8 marzo 1872 quando iniziò
a leggere il suo intervento all'Accademia Olimpica: almeno così sembra desumersi dalle prime battute di quella relazione intitolata Sui doni pervenuti alla Biblioteca Bertoliana dal
primo gennaio 1858 a tutto l'anno 1871( 1 ).
Il suo intento, in quell'occasione, in qualità di responsabile della Civica Biblioteca, era quello di
far conoscere all'intera Città, tramite la qualificata platea accademica di cui era parte, "quel sentimento di grato animo, ch'è dovuto a tutti coloro, che si dimostrarono cotanto
larghi e liberali inverso alla nostra biblioteca"( 2 ).
Per fare questo purtroppo egli dovette riversare sugli astanti "non una dotta discussione,
né un discorso che ... commuova o sorprenda, ma in quella vece una filatessa di opere, di nomi di donatori e di autori, e di ringraziamenti"( 3 ).
Da qui il suo presunto imbarazzo che dovette comunque risolversi rapidamente, sempre nella nostra
ipotesi, vista la verve che caratterizza le 27 pagine del suo testo. Quello di assicurare un giusto risalto ai benefattori della Bertoliana, anche per risvegliare "negli animi di
molti la emulazione",( 4 ) è stato fin dall'inizio una delle
preoccupazioni del Comune di Vicenza.
Nel quinto capitolo del primo regolamento della Bertoliana, approvato il 20 settembre
1711 dal maggior Consiglio, si legge infatti: "Dovendo sperare che nel corso de' tempi in augumento della libraria le siano donati, o lasciati libri, si dovranno per debito di
gratitudine far nella stessa memoria dei donanti, che servirà anco d'eccitamento a successori d'esercitare verso la medesima atti di generosa liberalità"( 5 ).
Questa prassi, a quasi tre secoli di distanza, rimane tutt'oggi in Bertoliana anche se
contemporaneamente altre iniziative sono state prese per dar lustro ai moltissimi che ne hanno voluto con doni incrementare le raccolte.
Domenico Bortolan e Sebastiano Rumor in La Biblioteca
Bertoliana di Vicenza, volume pubblicato nel 1892, trascrivono
una epigrafe collocata sopra una delle porte della vecchia sede
dell'istituzione in Contra' del Monte sulla quale, dopo
l'espressione "Bibliothecam post Bertolium auctorem libris
et donis auxere" ( 6 ), seguiva un elenco di ben 25 nomi. Lo
stesso testo riproposto, su altra lapide collocata nella sede di
Contra' Riale, a quei 25 nomi ne fa seguire altri 37. Tali lapidi
hanno oltretutto ricordato, e ricordano tuttora a quanti entrano
in Bertoliana, che l'esistenza stessa della Biblioteca è
ricollegabile ad una donazione, quella che Giovanni Maria Bertolo
fece alla Città tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo.
Con una più ampia prospettiva storica oggi possiamo aggiungere
che ciò avvenne non diversamente da quanto si poté registrare
nella gran parte delle maggiori città della Penisola a partire
dal 1609, anno di nascita dell'Ambrosiana di Milano considerata
la prima biblioteca aperta al pubblico in Italia.
Il citato volume di Bortolan e Rumor, a sua volta, dedica un capitolo agli
"Acquisti, doni, legati" nel quale si evidenziano le
maggiori elargizioni ricevute fino allora dalla biblioteca. Molti
più di quelli di cui abbiamo segnalazione debbono esser stati,
in realtà, coloro che hanno donato alla Bertoliana nel tempo,
sicuramente migliaia di persone comprendendo nel novero coloro
che, meritoriamente, hanno sentito il dovere di consegnare alla
biblioteca cittadina copia dei loro scritti o le poche cose di
interesse documentale di cui erano in possesso. Tutti insieme
costoro hanno permesso alla città di Vicenza di costituire una
delle maggiori raccolte bibliografiche di pregio italiane.
Si tratta di donazioni spontanee o in qualche caso favorite dalla
stessa Bertoliana se è vero ciò che scrive il Capparozzo:
"E posso asserire con qualche senso di compiacimento che di
que' molti che per caso qua sono capitati, rari se la sono cavata
da sguisciar fuori netti dalle insidie senza aver pagato il loro
tributo"( 7 ).
Un'idea di quanto possa essere lungo questo elenco di donatori che nessuno riuscirà, in realtà, mai
a compilare, oltre che dalla generosità della Città,
registrabile tuttora quotidianamente, la si può ricavare da
bollettini ( 8 ) pubblicati, con periodicità diversa in
riferimento agli anni che vanno dal 1879 al 1906, dal Comune di
Vicenza nell'intento di far conoscere ai cittadini le opere
acquistate e quelle donate.
Dal 1906 nessun elenco ufficiale di donazioni ci risulta sia stato più realizzato e tanto meno
diffuso.
In considerazione di ciò, questa pubblicazione ritiene
di dover coprire una lacuna e nel farlo, più ancora che a quei
bollettini che nella loro asetticità non evidenziano il valore
delle elargizioni, più ancora che al testo di Bortolan e Rumor
che si propone con intenti storico-bibliografici e non di
ringraziamento, vorremmo raccordarci a quell'intervento
dell'abate Andrea Capparozzo, sia per le modalità con cui
presenta le singole donazioni sia per la passionalità che ci
sembra derivare da quel sincero senso di gratitudine che sentiamo
anche nostro.
Ricostruire quasi 130 anni di vita di una
istituzione culturale qual è la Bertoliana non è risultata cosa
agevole e sicuramente non è pensabile che il quadro che ne è
uscito possa dirsi completo.
Gran parte dei dati qui presentati
sono stati infatti ricavati con fatica da protocolli, archivi,
analisi attente delle raccolte, in contesti spesso lacunosi. Era
impensabile, peraltro, che così non fosse considerato che le
vicende spesso violente che hanno caratterizzato anche la storia
vicentina nel periodo preso in considerazione non potevano non
aver interessato anche la Bertoliana. Valgano per tutti gli
effetti del secondo conflitto mondiale che, tra il 1940 ed il
1945, obbligarono i responsabili della Biblioteca a spostare le
collezioni, in particolare quelle di pregio, ripetutamente e di
nascosto, nonché con mezzi di fortuna, tra Montruglio, Praglia,
Monte Berico, Chiampo, Lonedo, Marola, Venezia ( 9 ).
La volontà di riconoscenza a tutti quanti hanno contribuito alla crescita della Bertoliana e ad aumentare nel tempo, quindi, la sua capacità di servizio sia testimoniata dal fervore profuso in quell'occasione per salvare, tra le raccolte, anche le donazioni. Ad esso si aggiungano il sia pur meno drammatico impegno di oggi nel ricostruire i collegamenti tra parti apparentemente scollegate delle collezioni, nel tentativo di riferirle il più correttamente possibile ad uno piuttosto che ad un altro donatore, nonché lo zelo espresso nel tentativo (non sempre, purtroppo, giunto a buon fine) di rintracciare, anche con ricerche incrociate, i nomi dei tanti offerenti.
All'esplicito intento celebrativo del volume
aggiungiamo in questa sede gli esiti della riflessione critica
che ha accompagnato il lavoro, cercando di leggere le donazioni
come elemento della più generale politica di sviluppo delle
collezioni della Bertoliana nel corso di più di un secolo.
Va prima di tutto evidenziato, in questa prospettiva, il fatto che
fino al secondo dopoguerra i doni sono stati di gran lunga la
maggior fonte di accrescimento delle raccolte come sembra essere
successo, più in generale, nella gran parte delle biblioteche
pubbliche italiane. Dal citato testo di Bortolan e Rumor pare
desumersi che, se dal 1716 dalla cassa delle regalie del Monte di
Pietà si cercò di prelevare 50 ducati per nuovi acquisti
librari, solo nel 1817, vale a dire ben 109 anni dopo la sua
apertura, la Biblioteca poté contare su una dotazione annua
fissa in denaro per l'acquisto di libri. Sotto la pressione dei
presidenti nonché dei bibliotecari succedutisi nel tempo, somme
in denaro avevano cominciato a giungere alla biblioteca meno
occasionalmente a partire dal 1785.
Tra il 1809 ed il 1815 i
registri indicano annualmente spese per circa 300 - 400 lire. La
cifra concessa nel 1817 fu di lire 1.000 che si trasformarono in
1.400 nel 1824 e in 1.500 nel 1868 ( 10 ).
Con questa cifra, che permetteva
mediamente l'acquisizione di meno di 100 libri l'anno, inizia il
periodo qui preso in esame.
E' interessante notare, per gli
sviluppi che ciò avrà in seguito per la Bertoliana, che dal
1884 nel sostegno finanziario alla biblioteca, il Comune trova la
collaborazione della Provincia richiesta sin dal 1869 di mettere
a disposizione "un assegno annuo, col quale acquistare buoni
libri che possano interessare la Provincia intera"( 11 ).
Tale assegno fu per un decennio
di 500 lire. Malgrado ciò, va rilevato che gli acquisti si
consolidarono al di sopra delle 100 unità librarie annue, con
qualche eccezione, solo a partire dal 1896.
Per dimensionare il
rapporto acquisti-doni, a mo' di esempio, diremo che in quello
stesso 1896 i volumi offerti da privati furono 665. Al fine di
permettere un più ampio panorama sugli incrementi librari in
Bertoliana, tramite alcuni registri conservati nell'archivio
della Biblioteca, si è riusciti a mettere a punto i dati
relativi a due periodi.
Il primo, più ampio, va dal 1879 al 1906
(fig. 1); il secondo, interessante in quanto segna il momento in
cui gli acquisti superano numericamente i doni, va dal 1941 al
1954 (fig. 2). L'anno che sembra porsi come spartiacque rispetto
al fenomeno da noi analizzato sembra essere, per la Bertoliana,
il 1949. Erano passati 241 anni dalla sua apertura, le sue
raccolte contavano all'incirca 300.000 unità bibliografiche ( 12 ),
e quella che la biblioteconomia
contemporanea definisce "politica di sviluppo delle
collezioni" era in gran parte consistita nell'accettare o
meno, al massimo di favorire, doni da parte dei privati. Questi
dati evidenziano con chiarezza prima di tutto che il rapporto tra
la città e la biblioteca nel tempo risulta abbastanza costante e
molto stretto; poi, che in questo rapporto il ruolo più attivo
è stato per la gran parte svolto dalla città.
Potremmo
concludere che, nel caso della Bertoliana, una collettività si
è costruita la propria biblioteca, e che, conseguentemente, la
Bertoliana è specchio di una Vicenza che, con un po' di
attenzione, potrebbe oggi trovare una inedita "lettura"
di sé stessa, per quanto concerne gli ultimi tre secoli, sugli
scaffali della propria biblioteca.
Per una lettura di questo
genere è giusto distinguere tra donazioni occasionali e
donazioni organiche.
Le prime, in genere non molto cospicue, non
presentano tra le singole unità donate quel rapporto che in
archivistica è definito "vincolo" e che descrive
l'attività del produttore della raccolta. Non offrono quindi
significativi spunti di conoscenza di chi ha generato la raccolta.
Le seconde, invece, sono classificabili come veri e propri
archivi, carteggi, biblioteche o parti significative di essi, e
testimoniano dell'attività di uno studioso, di un ente, di una
azienda. Uno sguardo alle schede che seguono e che descrivono le
maggiori donazioni ricevute dal 1872 ad oggi permetterebbe di
definire la Bertoliana, con linguaggio economicistico, una "società
ad azionariato diffuso".
Come dire che non poche, ma molte
donazioni, spesso anche importanti, hanno contribuito ad offrirle
linfa vitale. Questo insieme di donazioni organiche permette di
interpretare interessi e sentimenti della Città. Persino il
"buco" di contributi significativi che si registra tra
il 1942 ed il 1973, interrotto solo, a metà degli anni Sessanta,
dalla cospicua donazione Roi, può suggerirci riflessioni sulla
vita di Vicenza e dei Vicentini.
Merita a questo punto riportare un'espressione di Alfredo Serrai secondo cui "Le biblioteche ideologicamente e bibliograficamente ben costruite sono proiezioni fisiche e tangibili di microcosmi spirituali, che valgono, insieme, come immagine di un'anima e come testimonianza di un'epoca e di un ambiente culturale" ( 13 ).
Nel tentativo di leggere, dunque, Vicenza
sugli scaffali della sua biblioteca abbiamo cercato, per quanto
possibile, di classificare le maggiori donazioni giunte nel
periodo preso in esame (fig. 3).
L'elemento che risalta con
evidenza da questa catalogazione è che più della metà dei doni
riguarda documentazione di carattere locale. Circa il 22%,
infatti, propone raccolte librarie centrate su Vicenza o sul
territorio provinciale e circa il 30% contiene carteggi o archivi
di interesse vicentino.
Le donazioni di carattere non prettamente
locale con contenuti prevalentemente storico-letterari
rappresentano il 18% circa; il 9% rivestono un prevalente
carattere scientifico-tecnico; 6% sono quelle di soggetto
artistico e architettonico; il 3% sono di ambito musicale ed il 3%
rispondono a istanze puramente bibliologiche. Il 7% sono
prevalentemente o totalmente donazioni in denaro o in beni.
Rimangono un 1% centrato su temi religiosi ed un altro 1% di
carattere vario.
Va precisato che tale classificazione non
chiarisce adeguatamente il contenuto di questi doni. Ciò da un
lato perché quasi mai le raccolte offerte sono riconducibili ad
un'unica disciplina, dall'altro perché il 52%, classificato
"di carattere locale", è riferibile ad aspetti
storici, letterari, artistici, naturalistici, economici di
Vicenza e del Vicentino.
Altro elemento che viene a complicare
ulteriormente il quadro è il fatto che le donazioni in denaro
hanno avuto formalmente o informalmente carattere "modale"
e sono state effettuate per permettere restauri di documenti di
interesse locale o prettamente bibliologico, per valorizzare
fondi particolari o garantire i mezzi necessari a ricerche e
studi.
Poiché un lavoro più analitico non appare possibile,
anche per il fatto che le informazioni in nostro possesso non
sono tali da definire con precisione i confini di ogni donazione,
ci limitiamo a trarre alcune valutazioni di carattere generale su
quanto sopra riportato.
Gli studi sulla comunicazione hanno
evidenziato come ogni atto di relazione esista e si caratterizzi
in riferimento alla percezione che ciascun soggetto preso nel
"gioco" ha dell'altro o degli altri. Da ciò possiamo
dedurre che l'analisi dei contenuti e delle finalità con cui le
donazioni sono state effettuate permette di comprendere quale
considerazione abbiano i Vicentini della biblioteca in generale e
della loro biblioteca in particolare.
Partendo da questo assioma,
ci pare di poter affermare che, se tale percezione sicuramente è
andata nel tempo in parte modificandosi, un punto fermo permane:
la Bertoliana è prima di tutto luogo in cui la città documenta
se stessa, luogo pure di autocelebrazione, quindi scrigno
prezioso e da impreziosire "per pubblico decoro".
Si
tratta di un'idea di biblioteca che risale ai secoli scorsi,
centrata più sul patrimonio che sul servizio, ma che ha non poco
arricchito le biblioteche civiche, particolarmente quelle
italiane. Essa spiega anche il perchè, per gran parte della sua
storia, come detto, la Biblioteca sia stata incrementata con doni
molto più che con acquisti.
A questa concezione vanno ricondotti
pure gli atti di donazione alla Bertoliana di fondi archivistici
la cui collocazione nell'Archivio di Stato, si temeva, ne avrebbe
permesso in seguito l'allontanamento dalla piccola patria berica.
Altra idea di carattere sette-ottocentesco rilevabile dal lavoro
svolto è quella della "biblioteca per l'erudito".
Se
oggi le biblioteche al pubblico si sono trasformate nel luogo
degli studenti, riducendo purtroppo l'attenzione dovuta anche ad
altre fasce sociali, le biblioteche in Italia sono state, almeno
fino al secondo dopoguerra, soprattutto luogo riservato agli
studiosi.
Che ciò valga anche per la Bertoliana è certificato
prima di tutto dal carattere delle donazioni ricevute fino a
pochi decenni fa, ma anche dal fatto che anche in Vicenza tra
Otto e Novecento hanno attecchito le esperienze dei "gabinetti
di lettura" e delle "biblioteche del popolo". La
documentata presenza in città della Società del gabinetto di
lettura, della Biblioteca circolante popolare, della Biblioteca
delle maestre cattoliche, della Biblioteca circolante per la
gioventù, della Biblioteca della Società di Mutuo Soccorso,
della Biblioteca del Dopolavoro ferrovieri, biblioteche le cui
raccolte sono in parte confluite, alla fine, in quelle della
Bertoliana, testimonia che quest'ultima non ha svolto quel ruolo
che oggi definiremo con il termine di "pubblica lettura"
o, con riferimento alle esperienze anglosassoni, di "public
library", ruolo che invece ha cominciato ad assumere, pur
mantenendo la sua originaria impronta, a partire dagli anni
Cinquanta.
Ciò la pone peraltro in parallelo con le esperienze
di quasi tutte le biblioteche italiane di città capoluogo.
Questo indirizzo della Biblioteca è testimoniato anche da un
aneddoto, giunto fino a noi per tradizione orale, secondo cui uno
studente che aveva osato entrare in tale "tempio del sapere"
fu allontanato da uno studioso il quale ritenne di precisargli
che lì avrebbe potuto tornare solo quando avesse imparato quanto
doveva essere imparato.
L'idea della "biblioteca per
l'erudito" conteneva anche una valenza che le biblioteche di
carattere generale oggi sembrano aver perso, impossibilitate come
sono a dominare in ogni ambito del sapere umano l'esplosione
delle informazioni registrata negli ultimi decenni. Ci riferiamo
alla capacità di essere supporto documentale per i
professionisti, in particolare medici, giuristi, architetti. A
partire da quella del giureconsulto Bertolo che conteneva ben
1614 pubblicazioni di carattere giuridico, per passare poi,
riferendoci al periodo da noi preso in esame, a Brunialti,
Toniato, Molon, Todeschini, Formenton, Vicentini ed altri, molte
sono le donazioni in cui si intravvede l'interesse a supportare,
tramite la Biblioteca, il mondo delle professioni.
E c'è da
ritenere che questa preziosa funzione nobilitasse non poco nei
Vicentini l'immagine della Bertoliana, ben più di quanto succede
oggi con l'idea assai diffusa secondo cui le biblioteche si
coniugherebbero solo con le attività legate allo studio ed al
tempo libero.
E' difficile pensare che un rapporto a due possa
reggere nel tempo senza che alla generosità di uno dei partner
si affianchi la disponibilità dell'altro. Non v'è dubbio quindi
che la Bertoliana, in sintonia con l'Amministrazione comunale,
deve aver saputo restituire, almeno in parte, l'attenzione che la
Città ha voluto riservarle.
Il primo dei modi con cui era ed è
chiamata a farlo consiste senza dubbio nel dare servizio con
regolarità.
Ripercorrendo la storia della Bertoliana pensiamo si
possa dire che questa necessità trova sicuro riscontro in una
struttura che, come poche, ha saputo nella sua storia garantire
continuità di apertura anche nei periodi più difficili come
quelli caratterizzati dai conflitti bellici. In quel contratto,
come lo definirebbe un giurista, che è la donazione v'è spazio,
poi, per eventuali clausole dettate dall'offerente.
Ciò è
capitato sovente, soprattutto in relazione agli archivi familiari
per i quali si è voluto prevedere, in particolare per i
documenti più recenti, la non consultabilità o la consultabilità
condizionata al benestare del donatore. Per tradizione, oltre che
per dovere, tali clausole sono state considerate "imperativi
categorici" in Bertoliana e ciò ha probabilmente favorito
il mantenimento di questo rapporto fiduciario con la Città.
Per
una biblioteca non privata, però, il prendersi in carico
donazioni, in particolare se di pregio bibliografico, artistico o
archivistico, comporta impegni ben più onerosi che il semplice
tenere aperte le porte al pubblico o il garantire la non
consultabilità di alcune carte.
A rappresentare l'impegno
maggiore sono la conservazione, l'accesso e la valorizzazione
delle raccolte. Conservazione significa principalmente protezione
dai furti e dal degrado. La sottrazione di documentazione è
facilitata dal carattere pubblico della struttura, tuttavia,
grazie alle attenzioni poste nella gestione del materiale di
pregio, i furti o gli ammanchi nel tempo hanno intaccato ben poco
le raccolte della Bertoliana, in particolare per quanto concerne
le donazioni. Quello del degrado è invece un problema che ha
angosciato e tuttora angoscia i responsabili della Biblioteca. La
possibilità di un miglior controllo del microclima faciliterebbe
infatti il contenimento del fisiologico deteriorarsi di carte,
pergamene e legature.
Peraltro un costante monitoraggio da parte
del personale, la possibilità di fruire di donazioni in denaro,
di contributi da parte della Provincia e della Regione, oltre che
dei normali trasferimenti di bilancio da parte del Comune, tutti
funzionali a questo obiettivo, ha permesso alla Bertoliana di
garantire annualmente la realizzazione di qualificati interventi
di restauro conservativo.
Tra i pezzi donati, significative opere
di restauro hanno interessato per esempio documenti tratti dagli
Archivi degli Antichi Ospedali, in particolare quello dei Santi
Ambrogio e Bellino, nonché quello di San Antonio abate.
Sempre a
mo' di esempio segnaliamo l'intervento su l'Aurora novissima di
Petrus de Unzola, incunabolo vicentino donato dalla Banca
Cattolica del Veneto, oppure sui tre grandi atlanti appartenenti
alla raccolta Nievo, dono Bonin Longare, o ancora sulla Nova
gemmarum collectio, dono Mattiello.
Ai fini dell'accessibilità
da parte del pubblico, in particolare per quanto concerne le
raccolte di pregio, ma anche per garantirne la conservazione, la
Bertoliana ha provveduto nel tempo a riprodurre su microfilm
molti dei doni ricevuti.
Basti citare, in questo ambito, solo il
lavoro svolto sulle lettere di Giacomo Zanella, di Fedele
Lampertico, di Antonio Fogazzaro, sulle lettere e sui manoscritti
di Antonio Magrini.
Il progetto su cui si sta ora mettendo mano
riguarda, invece, la riproduzione in formato digitale di queste
come delle altre raccolte conservative della biblioteca. Ancora
per l'accessibilità, fondamentali risultano una adeguata
inventariazione per i fondi archivistici o la catalogazione per
quanto concerne i fondi librari.
Ambedue queste attività
richiedono grande impegno e professionalità. La carenza di
personale a volte ha rallentato tali operazioni, ma tutte le
donazioni, con precedenza per quelle di maggior pregio, hanno
avuto o stanno avendo adeguato trattamento.
Parlavamo, infine,
della valorizzazione delle raccolte. Questo ci introduce a
presentare il ruolo di centro studi e di iniziative culturali che
la Bertoliana ha assunto negli ultimi decenni.
Progetti come
Archivio Scrittori Vicentini o Pigafetta fanno riferimento ad
importanti donazioni ricevute dalla Biblioteca per le quali la
stessa sta impegnando molte delle sue energie.
Ancora,
pubblicazioni quali Vicenza Città bellissima ( 14 )
, l'edizione anastatica della
relazione del primo viaggio attorno al mondo di Antonio Pigafetta ( 15 )
, l'edizione critica della stessa ( 16 ),
i Carteggi e diari... di Fedele
Lampertico ( 17 ) testimoniano da sole, crediamo, senza
citarne altre, la ferma coscienza di dover garantire che queste
donazioni si trasformino in linfa vitale per una vita culturale
che non è più circoscrivibile negli stretti ambiti cittadini o
provinciali.
Le stesse valutazioni valgono per l'attività
espositiva della Bertoliana che regolarmente ha permesso di porre
in risalto il contributo dei privati nelle sue raccolte.
Sempre
per brevità, citiamo qui solamente alcune mostre e, a fianco, le
donazioni cui principalmente hanno fatto riferimento: "1474
Le origini della stampa a Vicenza" del 1974 (doni Gonzati,
Magrini e Mugna); "La medicina alternativa: piante
officinali" del 1982 (Legato Magrini); "Palagio de
gl'incanti. Scienze occulte in biblioteca..." del 1985 (doni
Gonzati e Bonin-Longare); "Accesa ma che gode di bruciare:
la giovinezza di Guido Piovene" del 1999 (doni Maggi-Pavia e
Piovene-Cevese); "Giangiorgio Zorzi: il mestiere dello
storico dell'architettura" del 2000 (dono Zorzi Giustiniani);
"Rara scripta" ancora del 2000 in cui sono confluiti
pezzi da tutte le maggiori donazioni bibliografiche ed
archivistiche ricevute.
Spesso, parlando di doni si cita
l'ammonimento virgiliano "Timeo Danaos et dona ferentes".
La Bertoliana, e con lei molte altre biblioteche, ha dimostrato
che accettare i gesti di generosità non solo non è fatto
temibile, ma crea un legame con il proprio territorio che non può
che rafforzare il ruolo sociale della biblioteca e la sua capacità
di servizio.
In un'epoca di globalizzazione, inoltre, la
specificità e la specializzazione derivanti alle raccolte da
tale scelta, se ben "giocate", finiscono con il
diventare carte vincenti per dialoghi culturali del massimo
respiro.
( 1 ) Sui doni pervenuti alla Biblioteca Bertoliana dal
primo gennaio 1858 a tutto l'anno 1871. Relazione letta
all'Accademia Olimpica dell'Abate Andrea Capparozzo (Seduta dell'8
Marzo 1872). S. l., s. e. (Tip. Nazionale Paroni), s.a.
( 2 ) Sui doni pervenutidi Vicenza. ..., cit., p. 6.
( 3 ) Ibidem.
( 4 ) Idem, p. 10.
( 5 ) D. BORTOLAN - S. RUMOR, La Biblioteca Bertoliana
Vicenza, sp. 16 e 17. .e. (Stab. Tipografico S. Giuseppe), 1892,
p. 55.
( 6 ) Idem, p. 126 e 127.
( 7 ) Sui doni pervenuti..., cit.,
( 8 ) Si tratta di fascicoli a stampa con la sola
intestazione "Municipio di Vicenza".
( 9 ) Cfr: Per una biblioteca viva. Bertoliana negli
anniBertoliana, 1949-1959, a cura di Antonio M. Dalla Pozza.
Vicenza, Consorzio per la Biblioteca Civica 1960biblioteca , p.
16-21.
( 10 ) D. BORTOLAN - S. RUMOR, cit., p. 49-52.
( 11 ) Idem, p. 52.
( 12 ) Cfr dati in: Per una vivalibrarie ..., cit., p. 81.
( 13 ) La citazione, non circostanziata, sta in: R.
BIGLIARDI PARLAPIANO, Le collezioni all'origine delle biblioteche
pubbliche delle Marche, in La cultura delle Marche in etG. à
moderna, a cura di W. Angelini e Piccininibellissima. . Verona,
CARIVERONA BANCA SPA, 1996, p. 100-127. La citazione è a p. 100.
( 14 ) Vicenza Città Iconografia vicentina a stampa dal
XV al XIX secolo, a cura di Acon un . Carta, M. Magliani, A.
Scarpari, R. Zironda, saggio di Gmondo, a . Mazzi. Vicenza,
Biblioteca Civica Bertoliana, 1983.
( 15 ) A. PIGAFETTA, Il primo viaggio intorno al cura di
Mmondo, testo . Pozzi. Vicenza, Neri Pozza, 1994.
( 16 ) A. PIGAFETTA, Relazione del primo viaggio attorno
al critico e commento di A1842-1906, . Canova. Padova, Editrice
Antenore, 1999.
( 17 ) F. LAMPERTICO, Carteggi e diari v. 1.: A-E a cura
di E. Franzina; v. 2.: F-L a cura di R. Camurri. Venezia,
Marsilio, 1996, 1998.
