300 ANNI DI BERTOLIANA
La forza della conoscenza
Pubblicazione: "300 anni di Bertoliana. Dal passato un progetto per il futuro"
vedi invito alla presentazione della pubblicazione
RASSEGNA MUSICALE PER I 300 ANNI DELLA BIBLIOTECA CIVICA BERTOLIANA SALA DEI SS. FILIPPO E GIACOMO
vedi Programma maggio 2008
e Invito
Bertoliana: nel nome del Bertolo
di Valeria Piermatteo
Nella sua vita Giovanni Maria Bertolo arrivò ad accumulare circa dodicimila libri e quasi quattrocento dipinti, sculture e oggetti preziosi, divisi tra la casa veneziana e la villa vicentina sul monte di San Bastiano, la famosa Villa ai Nani. Lasciò pubblica memoria di sé nella biblioteca civica della città berica, a cui donò la sua libreria e che porta il suo nome, e in diverse chiese, come quella di Santa Caterina, dove venne sepolto. Coltivò l'amicizia con gli artisti più importanti del panorama veneziano dell'epoca e a testimonianza di questo rimangono alcuni bei ritratti scultorei e pittorici che si sono salvati dalla dispersione e che ancora ci tramandano l'idea di un Bertolo compiaciuto di se' stesso e soddisfatto della posizione sociale ed economica raggiunta. Tra questi il busto marmoreo attribuito a Giusto Le Court, il più importante scultore veneziano della seconda metà del XVII secolo e il ritratto, opera del pittore Pietro Liberi, che ancora si possono ammirare nelle sale delle biblioteca Bertoliana. Morì nella sua casa veneziana senza aver redatto un testamento, commettendo il fatale errore di non interessarsi alla dispersione della vasta eredità, come purtroppo avvenne, in una lunga ma altrettanto prevedibile lotta tra i diversi eredi, il cui fine era accaparrarsi i beni dell'unico parente ricco della famiglia e sbarazzarsene per realizzare liquidi nel tempo più breve possibile.
I trecento anni della Bertoliana portano oggi a riscoprire la figura del suo fondatore e a rileggerne la storia. Di lui poco è stato detto e di questo 'poco' il merito va riconosciuto a Domenico Bortolan e Sebastiano Rumor che per primi nell'Ottocento posero l'attenzione sulle vicende che portarono all'inaugurazione della biblioteca Bertoliana. Nato a Vicenza il 31 agosto 1631 da Iseppo Bertolo, 'tornidor di lippe' specializzato nell'utilizzo della pialla e del tornio, con 'bottega in faccia al Duomo', e da Paolina Barbieri, venne educato presso gli agostiniani e ben presto avviato agli studi di giurisprudenza. Laureatosi a Padova, si può già considerare entrato nella professione di avvocato prima del 1655, epoca in cui doveva esercitare il mestiere a Vicenza. Grazie all'oculato matrimonio del padre con Paolina, esponente di una ricca famiglia imparentata con alcuni noti casati, Giovanni Maria Bertolo ereditò vasti possedimenti terrieri che nel corso della sua vita andò a incrementare, accumulando un ingente patrimonio fondiario nei dintorni di Vicenza e Padova. I primi passi nel campo forense spinsero l'avvocato a trasferirsi con l'intera famiglia a Venezia, dove si stabilì fin dal 1659, in una bella casa in affitto nei pressi della parrocchia di Santa Maria del Giglio. Brillante e stimato, cercò di adeguare al meglio il proprio stile di vita alla tendenza dell'epoca, in cui la carriera e un solido patrimonio costituivano gli elementi imprescindibili. Da una parte si impegnò con costanza negli uffici e nelle magistrature, dall'altra si dedicò al decoro delle proprie case a Venezia e Vicenza. Partecipò attivamente alla vita della parrocchia di Santa Maria del Giglio, sia attraverso cospicue donazioni in denaro, sia in qualità di membro della Scuola del Santissimo Sacramento e di procuratore della "Fabbrica" negli anni della sua ristrutturazione. Nonostante pochi siano i dati riguardanti le tante cause sostenute nel foro, il giurista riuscì ben presto a imporsi sulla concorrenza meritandosi le lodi e la stima dei contemporanei. Profondamente religioso, non pochi dei processi di cui ci è rimasta notizia lo videro difensore degli interessi di alcuni ordini nel vicentino, come gli agostiniani, i domenicani della piccola chiesetta di San Bastiano, le benedettine di Santa Caterina o i padri serviti di Monte Berico, dai quali venne nominato proprio protettore nel 1704. I riconoscimenti al suo operato non tardarono ad arrivare: il 26 aprile 1680 venne insignito del titolo di conte dall'Imperatore Leopoldo I°, confermatogli dal Senato Veneziano nel 1683; all'anno successivo risale la sua nomina a Consultore in Iure della Repubblica cui si aggiunse, nel 1684, quella di Provveditore sopra i Feudi. Ai riconoscimenti ottenuti a Venezia si aggiunsero quelli della città natale. Al 1689 risale la sua ammissione al Collegio dei Giudici, un anno dopo veniva annoverato tra i cittadini nobili di Vicenza e conseguentemente ammesso al Consiglio dei 150, mentre nel 1694 otteneva la carica di Deputato ad Utilia al fianco di alcuni tra gli esponenti delle famiglie nobili più in vista della città. Alla mancanza di un figlio maschio il conte sopperì adottando un giovane ebreo, cui diede il proprio nome provvedendo ad avviarlo agli studi. Legatosi all'ordine dei Servi di Maria di Vicenza, questi scelse la vita monastica, sulla stessa linea delle sorellastre, Candace e Giulia Caterina, monache rispettivamente presso i monasteri benedettini di Santa Croce alla Giudecca e di Ognissanti a Padova. Il Bertolo moriva a Venezia il 7 novembre del 1707. Il suo corpo veniva trasportato a Vicenza e seppellito con solenni funerali, il 12 novembre, nella chiesa di Santa Caterina, dove da tempo era pronto suo il sepolcro.
La biblioteca interdisciplinare di un intellettuale del Seicento
di Laura Sbicego
'Ad usum mei Joannis Mariae co. Bertolij et amicorum', usava scrivere sui suoi libri l'avvocato Giovanni Maria Bertolo, consacrando la libreria che si era costruito con pazienza e accanimento a se' stesso e agli amici amanti della conoscenza.
E' recente il ritrovamento presso l'Archivio di Stato di Venezia dell'Index bibliotechae Bertolianae, l'inventario della libreria del Bertolo redatto nel 1708 dal notaio Pietro Paolo Bonis per conto della città berica. L'inventario rappresenta una fonte privilegiata per chiarire la conformazione della libreria del Bertolo e per ricostruire la raccolta originale della Biblioteca civica Bertoliana. L'Index elenca 6441 opere, identificate dal notaio Bonis in modo analitico trascrivendo l'autore, il titolo, il luogo di pubblicazione, il tipografo e l'anno di stampa. Viene indicata la presenza di lacune più o meno gravi (con note del tipo slegato, manca nel fine, senza frontespicio). Vengono distinte le edizioni composte in carattere gotico ricorrendo alla formula "stampa antica".
La consistenza di 6441 opere fa di questa libreria una biblioteca di grande importanza, che supera largamente il confronto con le biblioteche private coeve di Venezia, costituite mediamente da un migliaio di libri. Nel 1706 Pietro Coronelli nella sua Guida de' forestieri sacro-profana per osservare il più ragguardevole nella città di Venezia inserì la raccolta del Bertolo tra le biblioteche private degne di visita e di memoria.
Nella libreria si riconoscono nettamente due nuclei. Uno primo gruppo di opere è modellato sui bisogni professionali del giurista, che oltre al Digestum, agli Statuta e ai vari Consilia, Responsa e Decisiones doveva conoscere il modo in cui si svolgeva l'azione politica e diplomatica, la storia dei paesi e la loro geografia, doveva avere nozioni letterarie e culturali necessarie per esprimersi adeguatamente nel foro, doveva avere dimestichezza con i principi filosofici e giuridici del buon governo, con l'arte di far la pace e le regole del duello. Si tratta di circa 1700 opere strettamente riconducibili alla sua attività giuridica e che testimoniano un sapere specialistico di alto profilo. E' probabile che intorno a questo primitivo nucleo il Bertolo abbia aggiunto via via opere legate ai suoi gusti letterari, per costruire una libreria che testimoniasse la sua avvenuta ascesa sociale e la conquista della dignità aristocratica.
La svolta significativa nella costruzione della libreria risale alla fine degli anni ottanta del Seicento e fu probabilmente determinata dall'entrata in convento delle figlie Candace e Giulia Caterina e del figlio adottivo. La perdita di eredi fece maturare la decisione di donare alla città natale la sua raccolta. La creazione di una grande biblioteca rappresentò per Bertolo il mezzo per sopravvivere nel ricordo, con un'iniziativa mecenatesca che andasse a beneficio degli studi e che servisse ad aumentare nel contempo il suo prestigio. Bertolo concepisce già nel 1696 il disegno di donare la propria libreria alla sua città, per dotarla di una biblioteca pubblica e laica sul modello della biblioteca di San Marco di Venezia. Vi profuse tutto l'impegno possibile, compreso quello economico, e raccolse il nucleo più consistente della libreria che dimostra una molteplicità d'interessi culturali: dai classici latini e greci alla letteratura in volgare, da Dante agli arcadi secenteschi, dalla filosofia alla teologia, dalla storia all'archeologia, dalla geografia ai viaggi. Acquistò le rivoluzionarie opere d'astronomia riconducibili allo sperimentalismo di Copernico e Galileo, i trattati dei pionieri della ricerca anatomica e fisiologica sul corpo umano, raccolse edizioni di musica, arte militare, numismatica, agricoltura, testi biblici e letture devozionali.
Lo studio delle legature dei libri del Bertolo suppone l'acquisto delle opere in tempi strettissimi, come se l'avvocato fosse mosso dall'intento di rastrellare sul mercato librario quanti più libri possibile per donare alla città una raccolta numericamente importante. Il risultato fu una grande libreria generalista che rispecchia il sapere del tempo. Dalla raccolta del Bertolo non emergono istanze culturali particolari. Il perseguimento di una carriera di successo lo scoraggiava ad osare spavalde incursioni intellettuali, preferendo piuttosto un 'atteggiamento pubblico di obbediente riservatezza'. Ne venne fuori una libreria politicamente corretta priva di autori e opere censurate, testimone del pensiero ortodosso del Seicento. L'impianto filosofico è assolutamente aristotelico sebbene siano presenti opere di Erasmo, la Philosophia morale di Melantone, L'Istituzione della religione cristiana di Calvino, l'Opera omnia di Bacone, l'Atheismus e il De sensum rerum di Campanella, l'Utopia di Moro, l'Orbium celestium di Copernico e i Massimi sistemi di Galileo. Anche le opere di letteratura confermano questa sostanziale ortodossia: Dante è presente con cinque edizioni della Commedia e nessuna Monarchia, Petrarca con quattro Canzonieri e nessuna Africa, Boccaccio con due Genealogia degli dei, un Ameto e una Fiammetta ma nessun Decamerone. Le sole concessioni presenti sono un Morgante del Pulci, una Cicceide e una Secchia rapita del Tassoni.
Nell'inventario sono elencati pure 69 manoscritti datati tra il XV e il XVI secolo e 48 incunaboli, tra cui l'editio princeps dell' Historia naturalis di Plinio il Vecchio stampata a Venezia da Giovanni da Spira nel 1469 in cento esemplari.